Future in difficoltà, l'alta volatilità ne mina la crescita

Il lancio dei future sull'acciaio, avvenuto nei mesi scorsi, da parte del London Metal Exchange, del Chicago Mercantile Exchange e della Borsa di Dubai (cui seguirà entro marzo anche la Borsa di Shanghai) è ancora in una fase embrionale. Ma soprattutto non ha messo ancora d'accordo i due lati del comparto.
Per un verso non sembrano convinti della novità molti dei produttori siderurgici, da Corus ad ArcelorMittal. D'altra parte, gli acquirenti hanno accolto lo strumento di copertura come un importante passo verso una maggior trasparenza del settore. La sintesi è un mercato ancora all'insegna dell'attesa.
«I compratori vogliono i future, i venditori no: i primi vogliono contare di più sulla definizione del prezzo, i secondi hanno timore di perderne il controllo», ha spiegato a Reuters Micheal Locker, analista di Locker Associates, società di consulenza di New York.
L'urgenza di proteggersi dalle fluttuazioni da parte di chi compra è forte. Il 2008 è stato un anno di enormi oscillazioni, tra picchi record nelle quotazioni cui ha fatto seguito una discesa rapidissima che ha ricondotto i listini su valori non molto superiori a quelli registrati nella prima fase espansiva. Una volatilità che, spiega Andrea Gabrielli, presidente Assofermet Acciai, «ha spinto gli attori ad adottare spesso comportamenti e politiche commerciali simili nell'arco di brevi cicli temporali, gonfiando le scorte o destoccando violentemente e innescando di volta in volta processi opposti».
Un rapporto causa-effetto che non mancherà di avere ancora ripercussioni. Con l'attuale fase di taglio della produzione di acciaio, non è infatti escluso «che si possa arrivare a breve a un generale disassortimento di prodotto – continua Gabrielli –, preludio di una fase di riacquisto capace magari tra alcuni mesi di risollevare volumi e quotazioni dell'acciaio».
Uno dei problemi del mancato successo degli strumenti di hedging sull'acciaio sta forse «nella diversità delle tipologie di semiprodotti e prodotti finiti in acciaio con cui si deve trattare», spiega Gabrielli. Che aggiunge: «È comunque un tentativo da seguire se si vuol dare la possibilità agli operatori di comperare un prodotto a termine a un costo certo. Sono però scettico nel credere che ciò possa evitare volatilità nei prezzi, dato che questi strumenti, avendo una forte connotazione finanziaria, possono permettere a operatori non industriali di intervenire speculando».
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24/02/2009