FRATTINI IN CINA, PARTENARIATO GLOBALE

FRATTINI IN CINA, PARTENARIATO GLOBALE

Pechino, 18 lug. -  L'Italia punta ad essere sempre più il ponte della Cina verso l'Europa; e dunque, proprio mentre l'Europa è investita dai venti della crisi, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, vola nell'Impero di Mezzo per una missione di 4 giorni con un'agenda fitta di impegni importanti e un occhio puntato alle crisi del debito sovrano. L'obiettivo è quello di approfondire le relazioni tra Italia e Cina con una forma più ampia di dialogo globale: non più solo un partenariato economico ma anche politico e strategico, che porti i due Paesi a un confronto costante e regolare sui dossier più 'caldi'; ma anche esplorare i modi in cui la Cina possa cooperare con l'Unione europea per arginare la crisi del debito sovrano. Il ruolo di Pechino nel debito pubblico italiano è rilevante: le stime sono che la Banca centrale cinese detenga circa il 13% del totale e circa un terzo di quello estero; ma ha anche interesse a un euro forte e tende a favorire la stabilità, considerato che detiene il 70 per cento delle riserve valutarie mondiali e 1/4 di esse sono in euro (questo articolo). 

 

Con queste premesse, parte la missione di Frattini. L'Italia è attualmente il quindicesimo partner commerciale della Cina, il quarto europeo dopo Germania, Gran Bretagna e Olanda. L'obiettivo rilanciato più volte negli ultimi mesi dai due governi e di dare ancora più peso a questo scambio e riequilibrare la bilancia: se infatti nel 2004 il volume degli scambi commerciali ammontava a 15,7 miliardi di dollari, nel 2009 l'interscambio è stato pari a 31 miliardi e adesso l'obiettivo è quello del raddoppio ulteriore entro il 2015, ovvero il traguardo degli 80 miliardi di dollari; ma il governo italiano punta anche al riequilibrio della bilancia commerciale alla luce della scommessa cinese del XII Piano Quinquennale, che punta a sviluppare un dinamico mercato interno e quindi apre alle imprese italiane ricche opportunità. L'Italia, in particolare, punta a fornire 'know how' di qualità (il meglio di quanto possa offrire in settori ad alto livello tecnologico: dal risparmio energetico alla tutela ambientale passando per il design).

 

Ma non ci saranno solo i temi commerciali ed economici al centro dei colloqui, bensì anche le grandi questioni internazionali, dai temi regionali (Libia in primis) agli altri dossier caldi (cambiamento climatico, non proliferazione, Iran); oltre a due temi scottanti, ma cari a Pechino: il riconoscimento dello status di economia di mercato (riconoscimento automatico nel 2016, ma che Pechino vorrebbe accelerare) e la fine dell'embargo alle armi (su cui punta la Francia, ma che gli Usa ostacolano con forza). Dunque una missione delicata per rafforzare la cooperazione in tutti i settori. L'appuntamento clou sarà proprio la riunione del comitato intergovernativo Italia-Cina istituito nel 2004. Ma la visita sarà scandita anche da altri appuntamenti delicati: l'incontro con il vicepremier del Consiglio di Stato, Li Keqiang, che nel 2013 dovrebbe sostituire l'attuale premier Wen Jiabao; l'intervento all'influente scuola centrale del partito (di cui è stato direttore Xi Jinping, l'uomo probabilmente destinato a diventare il prossimo presidente della Repubblica Popolare Cinese); l'incontro con Gao Xiqing, il vice-presidente del fondo sovrano cinese, China Investment Corporation (dotazione 550 mld dlr). Un capitolo a parte sarà dedicato ai diritti umani: la questione sarà posta all'ordine del giorno, assicurano alla Farnesina, ma in un'ottica di dialogo e comprensione, senza stringere nell'angolo il 'gigante'.

 

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