FOXCONN AUMENTA PAGHE A CAUSA DEI SUICIDI

FOXCONN AUMENTA PAGHE  A CAUSA DEI SUICIDI
Roma, 28 mag.- Un aumento di stipendio per fermare i suicidi. Alla Foxconn assicurano che non c'è alcun legame tra l'aumento del 20% sulla busta paga degli operai della catena di assemblaggio della Hon Hai e la catena di suicidi che ha portato l'azienda sulle prime pagine dei giornali. La decisione è arrivata dopo l'ultimo gesto disperato avvenuto nella fabbrica di Longhua, l'undicesimo dall'inizio dell'anno, ma l'azienda ha dichiarato ai media che "è dall'inizio dell'anno che la compagnia sta valutando un aumento degli stipendi".
"Siamo costretti  a lavorare per 12 ore al giorno, sei giorni a settimana, assemblando prodotti che non potremo mai comprare" lamentano i lavoratori. La Foxconn è un'enorme azienda che produce componenti elettronici e rifornisce giganti come Apple, Dell e Nokia. A nulla è servito il malriuscito intervento di  Terry Gou – il terzo uomo più ricco di Taiwan – che ,sull'onda delle accuse per le politiche aziendali, si era recato qualche giorno fa nello stabilimento di Shenzhen per tentare di risollevare l'immagine della compagnia e illustrare alla stampa le condizioni della forza lavoro, ma alcuni dipendenti hanno presentato ai giornali una lettera preparata dal management, con la quale gli operai avrebbero dovuto sottoscrivere l'impegno a non suicidarsi, a sottoporsi a trattamento medico obbligatorio in caso di "comportamenti inusuali" e a limitare le richieste di risarcimento delle famiglie. Il documento è stato subito ritirato insieme alle scuse di Gou, il quale ha  affermato: "Sono molto dispiaciuto per la perdita di vite umane tuttavia non posso garantire che i suicidi non si ripeteranno e non penso che le condizioni di lavoro all'interno dello stabilimento siano all'origine di questa catena. Si tratta più di un problema sociale: molti giovani si confrontano con questioni personali al momento di entrare nel mondo del lavoro, e l'azienda non può entrare nei loro affari privati, nei loro matrimoni o nelle loro relazioni".
Il suicidio dell'operaio ventitreenne ha scatenato una protesta di solidarietà a Taipei, fuori lo stabilimento taiwanese della Hon Hai "Chiediamo all'azienda  di avere rispetto per la nostra vita e di mettere fine ai trattamenti disumani ai quali veniamo sottoposti" spiega l'organizzatore della protesta Lin Tzu-Wen.
Ma quello della Foxconn non è purtroppo un caso isolato e i suicidi hanno risollevato il problema delle condizioni lavorative all'interno delle fabbriche cinesi.

 
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