Fondi cinesi a caccia di griffe

di Paola Bottelli Piombano i cinesi sulla moda made in Italy. Ma non si tratta di consumatori devoti allo shopping nelle strade del lusso. Piuttosto, di fondi e grandi gruppi diversificati, quotati alla Borsa di Hong Kong, gonfi di liquidità, che vogliono approfittare dei molti marchi in vendita e dei multipli davvero bassi da applicare negli eventuali acquisti. Con i margini in caduta libera per molte aziende, non sono pochi i brand della moda italiana, ma anche francese, che potrebbero in breve tempo cambiare azionista. E pure bandiera, ovviamente.
Tra i più attivi nell'esplorazione delle opportunità c'è Dickson Group, il colosso creato dal magnate Dickson Poon, che controlla 500 negozi nel mondo, soprattutto in Asia, tra cui brillano i department store di lusso Harvey Nichols, e il brand S.T. Dupont. Si dice che Poon – tra i primi a manifestare interesse per la maison Gianfranco Ferrè, sotto commissariamento – sia interessato a stringere un'alleanza con il leader mondiale del settore, la Lvmh di Bernard Arnault, per uno sbarco ancor più in grande stile sui mercati asiatici.
Poi c'è la Li&Fung di Victor Fung, una delle storiche trading company dell'ex colonia britannica, fornitore di aziende e catene di retail internazionali, con 9,9 miliardi di euro di ricavi nel 2008 (i dati 2009 non sono ancora disponibili). Fung, partner della torinese Basicnet nel settore casual-sportswear, punterebbe a un upgrading della propria presenza nel settore moda. E starebbe analizzando i dossier di alcune storiche griffe italiane. Dietro alle smentite ufficiali sulle intenzioni di vendita, potrebbe essere purtroppo il mercato a forzare alcune vendite.
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16/01/2010