Fondi anti-bancarotta contro debiti locali

Fondi anti-bancarotta  contro debiti locali

di Sonia Montrella


Roma, 7 mar.- Le amministrazioni locali, pesantemente indebitate, dovranno creare fondi anti-bancarotta. Questa la ricetta di Pechino per scongiurare una crisi del debito 'con caratteristiche cinesi' simile a quella che sta piegando Usa e Ue. "I governi locali devono costituire dei fondi salva-debito e impiegare tutte le risorse fiscali disponibili per saldare i conti in rosso" ha dichiarato il ministro delle Finanze Xie Xuren intervenuto alla sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo, una sorta di Parlamento cinese.


Sotto la lente d'ingrandimento, dunque, ancora le LIC (Local Investment Companies): agenzie semipubbliche, gestite da uomini di fiducia delle amministrazioni o da funzionari locali, che ottengono credito dalle banche presentando come garanzia la terra, che in Cina è di proprietà dello stato. Le LIC nacquero per aggirare i divieti che gravano sui governi locali (norme che impediscono loro di ottenere finanziamenti ed emettere bond oltre certi limiti) all'indomani della crisi finanziaria globale, quando Pechino lanciò un massiccio pacchetto stimoli di cui una parte fu destinata proprio alle province. Contemporaneamente il governo centrale ordinò agli istituti di credito di immettere quanta più liquidità possibile nel sistema.


Tuttavia il credito accumulato da queste compagnie iniziò a crescere senza freni tanto che alla fine del 2010, secondo le stime dell'Ufficio Nazionale di Statistica, aveva raggiunto i 10.700 miliardi di yuan, pari al cambio attuale a 1.290 miliardi di euro. Ovvero, il 17% circa del PIL di quell'anno. E alcuni analisti sostengono che le cifre reali sono ancora più elevate di quanto dichiarato dal governo centrale. Questi prestiti, che hanno riempito le casse delle banche di crediti in sofferenza e che vengono giudicati in gran parte inesigibili, sta per giungere a scadenza, portando numerose province sull'orlo del default.


"Le irregolarità nei governi locali dovrebbero essere severamente proibite" ha dichiarato Xie aggiungendo che il governo ha considerato l'ipotesi di incorporare i debiti delle amministrazioni locali nel budget nazionale. Il ministro non ha però fornito alcun dettaglio sull'eventuale meccanismo né ha dato indicazione su come dovrebbe funzionare il fondo anti-bancarotta".


In Cina, accanto al sistema bancario ufficiale ne esiste un altro, definito "sommerso", formato da una fitta rete di imprenditori che necessita di contante extra per i loro affari e che, trovando difficoltà a ottenere prestiti dalle banche statali,   si rivolgono così ad altri privati. Le maglie di questa rete, si legge sulla rivista economica Caixin, sono talmente fitte da portare benefici a tutti i partecipanti. Oppure ridurli sul lastrico.  Complice soprattutto un tasso d'interesse che oscilla tra il 14 e il 70%. Il collasso di una società affossata dai debiti infatti – prosegue Caixin - può avere ripercussioni sull'intera comunità, interconnessa com'è dal credito.


I dati sulle dimensioni del network creditizio sono abbastanza imprecisi, tuttavia alcuni analisti sostengono che le cifre dei prestiti privati dell'intero Paese si aggirano attorno ai 4mila miliardi di yuan. Per avere un'idea della diffusione del fenomeno basti pensare che lo scorso luglio la filiale di Wenzhou della Banca centrale stimò che in tutta l'area i prestiti privati ammontavano a 110 miliardi di yuan con una partecipazione dell'89% della popolazione locale e il 60% delle società.


Sistemi di credito non ufficiali, come questo, si sono ampliati a dismisura negli ultimi anni dopo che il governo centrale ha ordinato alle banche di raffreddare l'economia attraverso un giro di vite sui prestiti, eccezion fatta per quelli destinati alle maggiori imprese.

 

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