FMI: ZHU MIN RUOLO DI PRIMO PIANO

FMI: ZHU MIN RUOLO DI PRIMO PIANO

Pechino, 7 lug.- "Nel corso del mio mandato concederò maggiore spazio alle economie emergenti - ha detto ieri Christine Lagarde nella prima conferenza stampa dopo la nomina a direttore generale del Fondo Monetario Internazionale -, stiamo considerando la possibilità di creare una nuova posizione di alto profilo che sarà ricoperta da un candidato proveniente da uno di questi paesi". Detto, fatto; secondo le indiscrezioni che da Washington rimbalzano a Pechino il candidato ci sarebbe già: Zhu Min, ex special adviser dell'ex direttore Dominique Strauss-Kahn, ex vicegovernatore della Banca centrale cinese, e candidato di Pechino allo scranno più alto dell'FMI prima che la scelta cadesse su Lagarde (questo articolo). 

 

Secondo quanto riferito da uno dei membri del board FMI a numerosi media internazionali ai margini della conferenza stampa di ieri a Washington, Zhu potrebbe presto essere nominato vicedirettore generale, un ruolo che permetterebbe alla Cina di occupare una delle cinque più importanti poltrone del Fondo Monetario Internazionale. Per essere effettiva, la nomina necessita prima dell'approvazione dei 24 paesi che siedono nel board.

 

All'incirca dal vertice del G20 di Pittsburgh del 2009, la Cina sta facendo fronte comune con altre economie emergenti per acquistare maggiore importanza all'interno del Fondo Monetario Intenazionale, posizione ribadita anche in occasione dell'ultimo summit dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, e Cina, ai quali si è aggiunto recentemente anche il Sudafrica), e che è stata sostanzialmente accolta dopo l'ultima riforma del Fondo, risalente al 5 novembre scorso, quando all'incirca il 6% dei voti detenuto da alcune potenze europee (Germania, Gran Bretagna e Francia) e da alcuni paesi produttori di petrolio (Arabia Saudita in testa) è stato trasferito alle economie emergenti, in modo da riflettere -  per usare le parole di Dominique Strauss Kahn - "i cambiamenti nell'assetto dell'economia mondiale".

 

La nomina di Zhu Min, se confermata, rafforza ulteriormente la posizione della Cina all'interno del Fondo: aria da Harry Potter con gli occhi a mandorla nonostante si stia avviando alla sessantina, Zhu era stato indicato in maggio come possibile successore di Strauss-Kahn dal China Daily, il quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese. "La leadership del Fondo è in crisi - si leggeva nell'editoriale - e le economie emergenti chiedono un ruolo maggiore nella gestione dell'FMI. La tradizione che vuole un europeo a capo del Fondo Monetario Internazionale sta tramontando".  Ma, alla fine, Christine Lagarde è stata nominata nuovo direttore anche grazie all'appoggio ottenuto a Pechino, ed è facile immaginare che la Cina adesso si attenda qualcosa in cambio.

 

Dopo l'esperienza alla Banca centrale cinese, Zhu Min era approdato ufficialmente al ruolo di special advisor del direttore FMI su impulso di Strauss-Kahn poco più di un anno fa (questo articolo).  Zhu è emerso in tutta la sua fermezza al forum di Davos del 2010, quando la Cina era sul banco degli imputati con l'accusa di mantenere artificialmente basso il valore dello yuan, sostenendo saldamente la posizione di Pechino secondo la quale uno yuan più forte "fa male alla Cina, e quindi all'economia globale". Sempre in occasione del forum di Davos, ma nel 2007 - e quindi in tempi non sospetti - Zhu Min si era espresso sui rischi delle alchimie finanziarie: "C'è liquidità ovunque - aveva detto Zhu -, si può ottenere liquidità dai mercati in ogni momento, per ogni tipo di uso, quindi in questo momento la gente sta investendo senza rendersi conto dei rischi che si assume". Parole che gli fecero guadagnare la fama di personaggio da ascoltare con attenzione. In altre occasioni ha dimostrato anche un'ironia garbata, difficile da rintracciare nei funzionari cinesi più ortodossi: "Quando Alan Greenspan parlava, nessuno capiva quello che dicesse - dichiarò a proposito dell'ex governatore della Federal Reserve - ma i mercati gli davano comunque ascolto". Ironia e fermezza che presto potrebbero trovare definitivamente le luci della ribalta tra le prime file dell'FMI

 

di Antonio Talia

 

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