FMI, CINA: PROCESSO NOMINE DEMOCRATICO

FMI, CINA: PROCESSO  NOMINE DEMOCRATICO

Pechino, 26 mag. - La Cina si augura che la nomina del nuovo direttore generale dell'Fmi sia fatta attraverso una "consultazione democratica". Lo fa sapere il ministero degli Esteri in un comunicato, che non commenta la candidatura ufficiale del ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde. In compenso il portavoce del governo francese, Francois Baroin sostiene che Pechino è pronto ad appoggiarla.

 

Di ieri la notizia che nella corsa alla poltrona più alta dell'FMI, il ministro degli Esteri francese Christine Lagarde non ha l'appoggio della Cina. Il sostegno di Pechino, annunciato martedì da una fonte più che accreditata – il titolare del Bilancio francese Francois Baroin – non è stato confermato dalle autorità cinesi. Nei giorni scorsi dalla portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, gli osservatori erano riusciti a ottenere solo un secco "no comment". Più loquace era stato invece la scorsa settimana il governatore della Banca centrale Zhou Xiaochuan che aveva però sottolineato che la nuova leadership del Fondo Monetario Internazionale dovrà riflettere la crescente influenza acquisita dalle economie emergenti. A fare luce sul 'giallo' e chiarire quella che è la posizione della Cina, e non solo, è arrivato mercoledì un comunicato congiunto firmato dai Paesi dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).

 

Nel documento i Brics definiscono "obsoleta" la consuetudine non scritta secondo cui a capo dell' FMI debba esserci esclusivamente un europeo. Una tradizione, questa, che affonda le radici fino all'epoca della seconda guerra mondiale quando fu costituito l'FMI. I Brics chiedono ora una rottura con il passato e suggeriscono di compiere la scelta sulla base delle competenze dei candidati e non della nazionalità. Secondo i direttori esecutivi di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, scegliere il prossimo direttore generale del Fondo monetario internazionale sulla base del 'passaporto' "mina la legittimità dell'istituto". I cinque Paesi hanno ricordato inoltre che il presidente dell'Eurogruppo Claude Junker nel 2007 dichiarò che Strauss-Kahn sarebbe stato probabilmente l'ultimo direttore di nazionalità europea del Fondo monetario. Per questo, "se l'Fmi vuole conservare credibilità e legittimità, la guida dovrebbe essere scelta dopo consultazioni con tutti i suoi membri". Il prossimo direttore, aggiungono, "dovrebbe essere non solo una persona forte e qualificata, con un solido background tecnico e acume politico, ma anche qualcuno capace di continuare il processo di cambiamento e riforma dell'istituzione".

 

Tuttavia i Brics non hanno proposto una candidatura alternativa a quella della Lagarde, la quale ha già ottenuto il via libera degli Usa e soprattutto raccoglie vasti consensi in Europa dove la scelta di far rimanere il Fondo 'in casa' è vista come un'occasione per continuare a tenere i riflettori puntati sulla moneta di Bruxelles. "Si sta profilando il consenso europeo – aveva detto ieri Baroin -. L'euro ha bisogno della nostra attenzione, è importante avere un europeo a bordo".

 

Mentre ipotesi, critiche e proposte sul prossimo direttore dell'FMI si susseguono, i 187 membri del fondo sono entrati lunedì nella 'nella fase della nomina' che si protrarrà fino al 10 giugno.

 

di Sonia Montrella

 

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