FITCH MINACCIA DI DECLASSARE IL DEBITO CINESE

FITCH MINACCIA DI DECLASSARE IL DEBITO CINESE

Pechino, 1 set.- Fitch minaccia di declassare il debito cinese: sul banco degli imputati dell'agenzia di rating, ancora una volta, ci sono il sistema bancario del Dragone, l'elevato livello di indebitamento raggiunto dalle amministrazioni locali e gli investimenti indiscriminati nel settore immobiliare e nelle infrastrutture, che rischiano di configurarsi come una vera e propria bolla speculativa.

 

"La qualità degli asset detenuti dalle banche si deteriorerà in maniera significativa nel medio termine" ha dichiarato ieri all'AFP il responsabile di Fitch per l'area Asia-Pacifico Andrew Colquhoun ai margini di un seminario sul credito in corso a Pechino. Secondo Colquhoun, Pechino potrebbe trovarsi presto costretta al salvataggio di alcune banche, provocato dal default di governi locali e società. "Ci sono ampie possibilità di assistere a un downgrade del rating del debito denominato in valuta locale nel giro dei prossimi due anni" ha detto ancora Colquhoun.

 

Attualmente il debito denominato in yuan viene classificato da Fitch con "AA-", quattro gradini più in basso del massimo dei voti. Nell'aprile di quest'anno l'agenzia di rating aveva già degradato l'outlook della situazione interna cinese da "stabile" a "negativo", sull'onda delle preoccupazioni legate all'enorme incremento del debito avviato nel 2008.

 

Nell'anno in cui scoppiò la grande crisi finanziaria globale il Dragone reagì con un intenso piano di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan, pari a circa 400 miliardi di yuan al cambio dell'epoca. Contemporaneamente le banche, su impulso del governo, avviarono una politica di prestiti facili che nel biennio 2009-2010 ha condotto all'apertura di nuove linee di credito per 17500 miliardi di yuan, pari a 2700 miliardi di dollari o a 1919 miliardi di euro. Se da un lato la mossa ha permesso alla Cina di resistere alla tempesta - continuando a ottenere brillanti risultati sul fronte della crescita-, dall'altro analisti e osservatori ritengono che il boom del credito facile abbia generato un'enorme mole di crediti non esigibili, che attualmente gravano sull'intero sistema bancario cinese.

 

Una buona parte di questo immenso flusso di denaro è stato utilizzato per la realizzazione di progetti immobiliari,  causando continui aumenti nel valore delle proprietà, che secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica nel 2010 è cresciuto in media del 18%. Pechino ha messo in campo diverse misure, tanto per frenare la corsa al credito in generale (aumenti dei tassi d'interesse e dei coefficienti di riserva obbligatoria delle banche) che per rallentare i prestiti al settore immobiliare nello specifico (stress test per valutare l'impatto di un crollo dei prezzi delle case, limitazioni ai prestiti concessi ai veicoli finanziari delle amministrazioni locali), ma nella maggior parte delle città cinesi l'acquisto di un appartamento per la classe media ha comunque raggiunto costi proibitivi.

 

Ma non è tutto. I timori dell'agenzia di rating non riguardano solamente eventuali default delle società strangolate dai debiti. Il mese scorso un'altra agenzia, Moody's, aveva messo in guardia contro i prestiti contratti dalle amministrazioni locali cinesi, che potrebbero superare di ben 3500 miliardi di yuan (384 miliardi di euro circa) le precedenti stime dei revisori dei conti, secondo le quali i governi provinciali avevano ottenuto dalle banche prestiti pari a 8500 miliardi di yuan (circa 932 miliardi di euro). Nel suo ultimo rapporto, Moody's sostiene che i crediti inesigibili che attualmente gravano sul sistema bancario cinese potrebbero aggirarsi tra l'8% e il 12% del totale

 

 

di Antonio Talia

 

 

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