FICTH DEGRADA DEBITO CINA IN YUAN

FICTH DEGRADA DEBITO CINA IN YUAN

Pechino, 13 apr.- La situazione del sistema finanziario cinese è meno stabile che in passato, almeno secondo Fitch, che ha annunciato ieri un taglio sull'outlook del debito della Cina in valuta nazionale. Pur avendo confermato il voto "AA-", l'agenzia di rating ha degradato l'outlook di Pechino da "stabile" a "negativo" sull'onda dell'enorme aumento del credito facile registrato negli ultimi anni. Il giudizio "AA-" assegnato da Ficth alla Cina è già inferiore di un punto rispetto a quelli elaborati da Moody's e Standard & Poor's.

 

"L'elevata crescita del credito, il costante aumento dei prezzi degli immobili e, più recentemente, le pressioni inflazionarie, hanno incrementato i rischi per la stabilità del sistema finanziario cinese - si legge nel rapporto -, a questa situazione si aggiungono i rischi derivanti dai debiti del settore bancario e delle amministrazioni locali" . "Riteniamo che si renderà necessario qualche tipo di sostegno sovrano al sistema bancario - ha detto Andrew Colquhoun, a capo di Fitch per la regione Asia-Pacifico -, ma è difficile prevedere in che termini e in che portata".

 

 

Fitch sottolinea che la Cina detiene le più imponenti riserve in valuta estera del mondo, stimate in 2850 miliardi di dollari alla fine del 2010, che la rendono quasi invulnerabile agli shock esterni (questo articolo). L'agenzia prevede tuttavia un aumento dei crediti in sofferenza nei prossimi tre anni in conseguenza dell'espansione senza precedenti che ha condotto lo scorso anno il settore del credito ai privati ad ammontare a circa il 140% del PIL.

 

 

"Le preoccupazioni sulla qualità di tali prestiti aumentano alla luce della rapida crescita dei canali di credito 'fuori dai registri', sui quali le informazioni sono estremamente scarse", si legge nel rapporto. Secondo l'agenzia di rating c'è un'elevata probabilità che la qualità degli asset nel sistema bancario cinese subisca un peggioramento nei prossimi tre anni: "Un aumento dei crediti in sofferenza tra il 15% e il 30% renderebbe necessari gli interventi per stabilizzare il sistema pari a una somma tra il 10% e il 30% del PIL".

 

 

La situazione alla quale fa riferimento Fitch è quella maturata in Cina dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale. Per scongiurare la minaccia di un rallentamento dell'economia tra il 2009 e la fine del 2010 le banche cinesi - su impulso del governo - hanno concesso nuovi prestiti per 17500 miliardi di yuan (circa 1920 miliardi di euro). Una buona parte di questa somma è stata concessa alle LIC, Local Investment Companies, agenzie semipubbliche controllate dalle amministrazioni locali, capaci di offrire alle banche i terreni a loro disposizione come garanzia (questo articolo). Le LIC hanno impiegato il fiume di finanziamenti per la realizzazione di immensi progetti immobiliari, dei quali in molti casi è difficile intravedere un ritorno economico. Contestualmente, l'investitore cinese-  spesso privo di significativi strumenti d'investimento - ha puntato tutto sul mattone, determinando solo nel 2010 un incremento del 18% dei prezzi delle case che rende ormai sempre più difficile l'acquisto di un'abitazione per la classe media (questo articolo).

 

 

Secondo un rapporto della China Banking Regulatory Commission pubblicato dal settimanale Caixin nel luglio scorso, le LIC avrebbero ottenuto prestiti per 7660 miliardi di yuan (839 miliardi di euro, al cambio attuale), dei quali il 23% andrebbe ormai classificato come credito in sofferenza e il 50% avrebbe un esito "incerto". Secondo una stima indipendente del gruppo di ricercatori della Northwestern University of Illinois sotto la guida del professor Victor Shih, i prestiti concessi alle LIC ammonterebbero invece a più di 11mila miliardi di yuan (1205 miliardi di euro).

 

 

Quale delle due stime sia la più affidabile, tra le tre agenzie di rating Fitch si conferma quella che ripone meno fiducia nella Cina: a marzo i suoi analisti avevano già lanciato un allarme sui rischi della bolla speculativa immobiliare, sostenendo che da qui al 2013 c'è il 60% di possibilità che le banche del Dragone vengano sconvolte da un crollo dei prezzi delle case che provocherebbe un'ondata di insolvenze (questo articolo). Standard & Poor's e Moody's, viceversa, mantengono un atteggiamento molto più ottimistico e nel 2010 hanno elevato il rating di Pechino.

 

di Antonio Talia

 

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