Estate a rischio black-out per le imprese in Cina

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Per l'industria manifatturiera cinese si profila un'altra estate a rischio black-out. «La situazione sembra peggiore che in passato», dice Chen Wang, un imprenditore a capo di un'azienda chimica del Zhejiang, una delle province più industrializzate del Paese. «Le società elettriche, infatti, hanno cominciato a sospendere le forniture già all'inizio di aprile», aggiunge con una certa irritazione.
Ogni anno in Cina con l'arrivo della stagione calda (ma talvolta succede anche quando il termometro precipita sotto lo zero) i condizionatori iniziano a succhiare energia, i fiumi si seccano diminuendo la produzione idroelettrica, e le scorte di carbone si assottigliano. E così il Paese resta a corto di energia. Non potendo tagliare i consumi dei privati per non turbare l'ordine sociale, ai pianificatori di Pechino non resta che staccare la spina al settore manifatturiero.
«Il problema è che le sospensioni alle erogazioni di energia avvengono sempre all'improvviso, senza alcuna comunicazione preventiva», spiega Piero Fiorito, direttore generale della filiale cinese di Filpucci (filati tessili) a Suzhou, nel Jiangsu, un'altra provincia solitamente messa a dura prova dai black-out estivi. «Martedì scorso ci hanno tolto la corrente per otto ore senza dirci niente - aggiunge il manager dell'azienda italiana -. Per noi sono costi aggiuntivi non indifferenti: abbiamo quantificato che ogni 12 ore di sospensione nelle forniture di energia elettrica comporta una perdita di circa 140mila yuan», circa 15mila euro.
Ma per aziende con produzioni a più alta intensità di energia il danno è ancora maggiore. «Tra scarti di produzione, ritardi di consegna e oneri vari, gli otto black-out dell'estate 2010, più gli altri quattro di gennaio, hanno pesato per circa 1,2 milioni di yuan, circa 130mila euro, sul nostro conto economico, a fronte di un risparmio energetico indotto di soli 75mila yuan, 8mila euro», osserva Fabio Antonello, direttore generale di MiniGears (ingranaggi in metallo speciale) a Suzhou.
Le autorità cinesi non nascondono il problema. Con l'arrivo dei primi caldi la rete energetica nazionale ha iniziato a razionalizzare la corrente in una ventina di province, informa una circolare del National Development and Reform Commission, l'organo supremo che coordina la politica economica cinese.
Due in particolare le debolezze strutturali della rete energetica della superpotenza asiatica. La prima è il gap tra domanda e offerta di energia: secondo uno studio del China Electricity Council, nell'ipotesi più ottimistica, quest'estate Pechino dovrà fronteggiare un vuoto energetico di circa 30 milioni di kilowatt. La seconda è l'eccessiva dipendenza dal carbone che, nonostante gli sforzi di diversificazione, copre ancora oltre l'80% del fabbisogno nazionale.
Con una coperta energetica che resta piuttosto corta, e consumi di elettricità che nel primo trimestre del 2011 sono aumentati di ben il 13% rispetto all'anno precedente, l'estate dell'industria manifatturiera cinese si preannuncia calda. Se non addirittura bollente. «Lo scorso agosto siamo arrivati davvero al punto di spegnere i condizionatori per non interrompere l'attività produttiva», ammette Fiorito. Che, come tutti i manager e gli imprenditori che lavorano in Cina, chiede ai gestori della rete elettrica una sola cosa: la pianificazione dei black-out. «Comprendiamo benissimo la natura e la portata del problema, ma le sospensioni energetiche vanno programmate, sennò i costi per le aziende diventano insostenibili», conclude Antonello.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

17/05/2011