ESPORTAZIONI IN CALO DEL 5,6% A SETTEMBRE Yuan ancora in calo sul dollaro

di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 13 set. - Il calo delle esportazioni cinesi trascina al ribasso le piazze globali e genera nuove preoccupazioni sullo stato di salute della seconda economia del pianeta. Secondo gli ultimi dati del Ministero del Commercio di Pechino, la Cina ha segnato il mese scorso un calo delle esportazioni del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2015 e del 2,2% nelle importazioni. La caduta è ancora più ampia nei dati calcolati in dollari che vedono le esportazioni scendere del 10% rispetto a settembre 2015 e le importazioni calare dell'1,9%, nuovamente negative dopo la ripresa di agosto, quando erano cresciute dell'1,5% rispetto allo stesso mese del 2015, e per la prima in attivo da quasi due anni. Il surplus commerciale di Pechino sfiora oggi i 42 miliardi di dollari (41,99) ai minimi degli ultimi sei mesi.

Il pesante calo delle esportazioni di oggi, superiore alle attese degli analisti, è da attribuire soprattutto alla scarsa domanda di prodotti made in China da parte dei maggiori mercati di sbocco, a cominciare dall'Unione Europea, verso cui le esportazioni cinesi sono calate del 9,8%, dagli Stati Uniti (-8,1%) e gran parte dell'Asia, mentre il declino delle importazioni alimenta i dubbi sulla tenuta dell'economia cinese. "Potrebbe essere un primo segnale che la recente ripresa dell'attività economica sta perdendo slancio", ha commentato Julian Evans-Pritchard, China Economist della società di ricerca economica Capital Economics. Preoccupazioni, queste ultime, condivise anche da Pechino, che nelle ultime settimane aveva inanellato dati macroeconomici positivi che avevano lasciato intendere una ripresa dell'economia.

Settimana scorsa, il Ministero degli Esteri aveva suonato un primo campanello d'allarme: "non possiamo essere ciecamente ottimisti" sullo stato di salute dell'economia, aveva dichiarato il portavoce Shen Danyang, che aveva parlato di fattori di instabilità e di incertezze crescenti. Un messaggio molto differente dai proclami del primo ministro cinese, Li Keqiang, che anche nei giorni scorsi, da Macao, aveva rassicurato la platea di investitori provenienti dai Paesi di lingua portoghese: l'economia cinese va "meglio del previsto", aveva detto Li, e anche nel terzo trimestre ha "prolungato lo slancio" dei primi sei mesi dell'anno, chiusi al 6,7% di crescita. Per capire qualcosa di più sull'andamento dell'economia di Pechino bisognerà attendere il 19 ottobre prossimo, quando dall'Ufficio Nazionale di Statistica usciranno i dati ricrescita del periodo compreso tra luglio e settembre.

Le incertezze dell'economia cinese pesano anche sulla valuta cinese, oggi al quarto giorno consecutivo di deprezzamento sul dollaro, dopo la riapertura dei mercati cinesi, lunedì scorso, dopo la settimana di festività in Cina. Nei primi quattro giorni della settimana, lo yuan ha perso 518 punti base sul biglietto verde, e oggi è ai minimi da sei anni. Il nuovo calo delle esportazioni fa temere anche per un prolungarsi del deprezzamento dello yuan: la banca centrale cinese potrebbe insistere sulla linea delle correzioni al ribasso sul dollaro, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali negli Usa e della definitiva uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, che aggiungono incertezza, per Pechino, allo scenario globale.

Il calo segnalato dai dati commerciali cinesi ha pesato sulla giornata di contrattazioni delle piazze asiatiche, con le principali Borse del continente che hanno segnato i valori più bassi delle ultime tre settimane e che hanno chiuso la seduta in ribasso. Tokyo ha perso lo 0,39%, mentre Seul ha ceduto quasi un punto, chiudendo a -0,9%. Ancora peggio Hong Kong, che ha lasciato sul terreno l'1,61%. Piatte, invece, le Borse cinesi, che segnano rispettivamente movimenti inferiori al decimo di punto: Shanghai chiude a +0,09% e Shenzhen, quasi invariata, a -0,01%.

 

13 OTTOBRE 2016

 

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