ESERCITO CIBERNETICO: LE AMMISSIONI DI PECHINO

ESERCITO CIBERNETICO: LE AMMISSIONI DI PECHINO

Pechino, 26 mag.- Dalle guardie rosse all'esercito blu cibernetico. Mercoledì, per la prima volta, il ministero della Difesa cinese ha ammesso di aver schierato nel mondo del cyberspazio un intero squadrone allo scopo di migliorare le capacità difensive dell'Esercito popolare di liberazione (PLA) e prevenire gli attacchi esterni al suo network. Insomma, quello che fino ad oggi rappresentava il maggior timore per gran gran parte dei governi esteri sembra ormai diventato realtà. Secondo quanto riferito dal portavoce del ministero Geng Yansheng, la decisione di disporre di milizie cibernetiche qualificate sarebbe scaturita da un lato dall'esigenza delle forze armate cinesi di una maggiore tutela, e dall'altro dal bisogno di rafforzare il sistema di sicurezza online.

 

Solo qualche giorno fa il PLA Daily – quotidiano delle forze armate cinese - aveva riportato che il comando dell'Esercito di liberazione popolare di Canton ha investito 10 milioni di yuan (circa 1 milione di euro) nella costituzione di una squadra internet specializzata. Nel corso della conferenza stampa, Geng ha sottolineato che la sicurezza di internet è diventata ormai una questione di interesse internazionale che desta grande preoccupazione non solo nella società, ma anche negli ambienti militaru. "E la Cina, il cui sistema di protezione online è molto rilassato, è tra le vittime degli attacchi cibernetici" ha dichiarato Geng.

 

"Le voci di una guerra informatica da parte cinese circolano già da molto tempo. Molte volte infatti gli Usa hanno accusato Pechino di essere intervenuti in maniera cibernetica" ha spiegato ad AgiChina24 Giacomo Glodkorn, professore di geopolitica presso l'università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e direttore editoriale di Equilibri.net. Tuttavia "la notizia non mi sorprende affatto, anzi avrei trovato strano il contrario, appurare cioè che la Cina sia ancora sprovvista di un esercito cibernetico". E il Dragone sembra essere in buona compagnia: al giorno d'oggi, spiega ancora Goldkorn, quasi tutti i Paesi hanno dei 'soldati cibernetici'.

 

"La guerra - scriveva Sun Tzu nella sua "Arte della Guerra", opera che da 2.500 anni influenza la cultura militare cinese - è di somma importanza per lo Stato: è sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni, ed è lì che se ne traccia la via della sopravvivenza o della distruzione. E' dunque
indispensabile studiarla a fondo". E dopo aver 'studiato', Pechino deve aver capito che l'ammodernamento della Difesa passa necessariamente per il cyberspazio.

 

"Oggi quasi tutte le informazioni passano attraverso la rete internet; appare, quindi, necessario dotarsi di un sistema di gestione di questo tipo di attività" spiega ancora Goldkorn. "Se una nazione è intenzionata a colpire un altro stato, attacca le reti ferroviarie, l'energia, l'intera rete logistica che, allo stato attuale, è gestita quasi esclusivamente dalle reti informatiche. Il primo passo è, quindi, cercare di penetrare il sistema. Ecco perché è necessario essere preparati in fatto di difesa informatica".

 

Non solo. L'ammissione dell'esistenza di guerrieri informatici da parte del ministero della Difesa rappresenta per Goldkorn un gesto di maturità. "Il messaggio della Cina è questo: siamo una grande potenza e siamo abbastanza maturi e responsabili da ammettere di avere determinati sistemi di tutela". Per il professore Pechino ha dunque reso pubblico il fatto di essere una potenza militare a tutto tondo, formata non solo da carri armati pesanti e missili ma anche da 'armi' informatiche.

 

Quanto all'impatto della notizia a livello internazionale, Goldkorn non prevede scosse: "Non ha senso scandalizzarsi per questo tipo di informazioni. Gli stessi Stati Uniti che pubblicano tutte le loro attività hanno infiniti centri di lotta informatica. E' giusto che si sappia nel mondo che una grande potenza ha anche questo tipo di difesa. Si tratta di un grande segno di progresso: in genere sono le dittature che tendono a tenere segrete le loro attività".

 

E perché la Cina dovrebbe sviluppare questo tipo di tecnologia? "Semplicemente perché è una grande potenza".

 

 

di Sonia Montrella

 

 

Riproduzione riservata