ESERCITAZIONI IN TURCHIA, WASHINGTON NERVOSA

ESERCITAZIONI IN TURCHIA, WASHINGTON NERVOSA
Pechino, 6 ott.-  Un'insolita collaborazione ad alta quota che Washington non ha particolarmente gradito: la Turchia ha confermato ieri la partecipazione dell'Aeronautica cinese alle tradizionali esercitazioni annuali conosciute col nome di "Anatolian Eagle". Si tratta della prima esercitazione aeronautica militare congiunta con un paese membro della NATO, mentre sul fronte della Marina il primato spetta invece all'Italia, che nell'agosto scorso ospitò alcune navi dell'Esercito di Liberazione Popolare a Taranto. L'anno scorso Ankara si era espressa duramente sulla repressione della rivolta nello Xinjiang, la provincia dell'estremo ovest cinese popolata dagli Uiguri, una minoranza turcofona e islamica; e se da un lato l'esercitazione denota un ammorbidimento dei toni tra il Dragone e la Mezzaluna –anche in vista della visita in Turchia del premier cinese Wen Jiabao, il mese prossimo- dall'altro i giornali turchi riportano una certa tensione da parte americana, con i diplomatici USA che avrebbero domandato conto ad Ankara dell'esatta natura della missione.

 

Due gli interrogativi, uno più strategico dell'altro: secondo il quotidiano Zaman, gli F16 turchi si sarebbero esercitati con i caccia cinesi modello Su-27, ma molti analisti militari ritengono che l'Esercito di Liberazione Popolare abbia invece inviato i J-11B, più avanzati. Non è chiaro, inoltre, quanto un vicino scomodo come l'Iran abbia aperto i propri spazi aerei per consentire il transito ai jet del Dragone. Più in generale, l'operazione va inquadrata nel crescente dinamismo dell'esercito cinese, che sembra attraversare una vivace fase di modernizzazione: qualche giorno prima i caccia del Dragone si trovavano in Kazakhstan per le consuete esercitazioni con Russia e le altre repubbliche dell'Asia Centrale appartenenti allo SCO (Shanghai Cooperation Organisation), e in quell'occasione avrebbero percorso un tragitto andata-ritorno, probabilmente per testare le proprie capacità di rifornimento in aria e coordinamento sulle lunghe distanze. L'esercitazione kazaca, inoltre, da un certo punto di vista sembra anche la prosecuzione ideale di quelle lanciate nel Mar Cinese Meridionale nella primavera scorsa, quando i J11 si erano ripetutamente riforniti in volo sotto l'occhio vigile degli aerei radar KJ-2000, causando un certo disagio alle nazioni vicine.

 

 La Cina coopera già con la NATO ai pattugliamenti anti-pirateria al largo della Somalia, nonostante la reciproca diffidenza.  E se da tempo Pechino ha approvato il varo della sua prima  portaerei pienamente operativa – mentre si parla anche della costruzione di un'immensa nave ospedale-, ad agosto Washington aveva accolto con preoccupazione la nascita del DF-21D, un missile balistico antinave che teoricamente potrebbe essere in grado di far breccia nei sistemi difensivi di una superportaerei Made in USA. Sfoggio di muscoli? Forse la Cina ha semplicemente intuito che per studiare da superpotenza bisogna seguire la vecchia massima del presidente Theodore Roosevelt: "Parla educatamente e vai in giro con un grosso bastone".

 

 

 

di Antonio Talia

 

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