ELETTO LEUNG: L'IRA DEGLI HONGKONGHESI

ELETTO LEUNG: L'IRA DEGLI HONGKONGHESI

di Sonia Montrella

 

Roma, 26 mar.- Gli abitanti di Hong Kong non ci stanno. Domenicamigliaia di cittadini dell'ex colonia britannica si sono radunati perle vie adiacenti  il Centro Congressi in cui si sono tenute leelezioni per dire no a un sistema elettorale non democratico e,soprattutto, al trionfo di Leung Chun-ying: l'uomo che piace aPechino. 

 

Guidato dalla Lega dei Socialisti Democratici, un gruppo di manifestanti si è dato appuntamento ieri mattina alle 7.30.Il nome del futuro "capo dell'esecutivo" non era ancora stato reso notodai membri dell'Assemblea, ma fuori dalla sede elettorale imanifestanti erano già pronti a reagire al peggio. Ai sostenitori dellaLega, si sono uniti quelli di Civil Human Rights Front e altre 30organizzazioni non-governative. E quando la notizia di Leung –vincitore con 689 voti favorevoli - è arrivata tra le file del gruppo,a rompere le righe lungo Wan Chai sono stati tra i 2mila e i 3mila.Alcuni  di loro hanno bloccato il traffico di Harbour Road, altri hannocercato di fare irruzione nel Centro Congressi scandendo slogan,agitando striscioni e lanciando bottiglie di acqua. Immediato loscontro con la polizia che per ripristinare l'ordine ha fatto ricorsoallo spray al peperoncino.

 

Ma per i manifestanti non è ancora finita: "Torneremodomenica prossima" ha dichiarato il presidente di Civil Human RightsWatch, Eric Lai Yan-ho, promettendo un'affluenza superiore a quella diieri. "La rabbia esplosa oggi è il risultato di un sentimento che covada anni" ha spiegato Avery Ng, tra i leader della protesta. "Dopo 15anni, non abbiamo ancora una democrazia reale" ha aggiunto.

 

L'elezione di Leung è infatti il risultato dei voti di una ristretta cerchia di persone:1.193 nello specifico, appena lo 0,01% della popolazione. Lo stabiliscenero su bianco la Basic Law, una sorta di costituzione approvata nel1990 dall'Assemblea Nazionale del Popolo. Il principio è quello caro aDeng Xiaoping di "un Paese, due sistemi": nel 1997, dopo 99 anni, lacolonia britannica torna alla Cina e diventa una Regione AmministrativaSpeciale che gode di alcune concessione pur rinunciando alla gestionedella politica estera e della Difesa di competenza di Pechino. Tra leconquiste di Hong Kong c'è anche l'indipendenza da Zhongnanhai suquestioni di politica interna. Almeno in teoria. Il sistema elettoraleprevede che solo la metà dei 60 delegati che siedono nel consigliolegislativo venga eletta direttamente dal popolo, mentre l'altro 50% ènominato da commissioni corporative rappresentative di tutti i settoridell'economia. Il vincitore poi è di fatto anche il candidato piùgradito al governo centrale cinese, che controlla la gran parte delcollegio elettorale.

 

"Ho paura per il futuro. Temo di dover assistere a una retrocessione della libertà di parola"ha riferito Ah Lo, tra i dimostranti che non hanno dubbi sul fatto cheLeung farà gli interessi di Pechino. "La Cina ci aveva promesso ilsuffragio universale nel 2007, poi nel 2012 e ora ha procrastinatoancora fino al 2017. Non permetteranno mai la costruzione di un modellodemocratico" sostiene Lo.

 

E se il Dragone frena, gli hongkonghesi non rinunciano a esprimere il proprio voto.E lo fanno con delle elezioni false cui hanno preso parte oltre 230milacittadini, di cui più della metà ha optato per la scheda bianca. Per icittadini dell'ex colonia inglese, nessuno dei tre candidati - HenryTang, insieme a Leung caldeggiato da Pechino, e Albert Ho, appoggiatodai democratici – è adatto alla poltrona di capo dell'esecutivo dellacittà. Lo stesso Leung, secondo i sondaggi, non superava il 30% dellepreferenze. Complice anche le vicende delle ultime settimane secondocui l'uomo sarebbe emerso come giudice (poco imparziale) di una garad'appalto. Ma è niente in confronto agli scandali personali che hannotravolto Tang, il favorito di Pechino per via della vicinanza della suafamiglia a Jiang Zemin. Uno scivolone che gli è costato la caricapermettendo a Leung di risalire la classifica di gradimento.

 

Politico affidabile e vicino ai poveri per alcuni, calcolatore per altri: chi è il nuovo leader di Hong Kong?Nato nel 1954, Leung è il figlio di un poliziotto emigrato dallaprovincia dello Shangdong a Hong Kong. Lì, nel quartiere riservato allapolizia, vive con i genitori e le sue due sorelle. Leung frequenta lescuole elementari di Hollywood Road, il Kings College di Sai Wan e ilPolitecnico di Hong Kong dove si laurea nel 1974. Si trasferisce poi aBristol dove studia gestione e valutazione di immobili presso ilPolitecnico. "Studiava molto, ma non era uno di quelli talmentebrillanti da attirare l'attenzione degli insegnanti" ricorda il suoinsegnante di geografia delle elementari.

 

Nel 1977 Leung trova posto nell'ufficio real estate di Hong Kong della società di consulenza Jonas Lang Wotten,distinguendosi 5 anni dopo, a 28 anni, come il più giovane partnerdegli oltre 200 anni di storia della compagnia. Più tardi entrerà a farparte della società di consulenza sul settore immobiliare DTZ Asia-Pacific, diventandone il presidente, ruolo che lascerà solo nelnovembre del 2011 per concentrarsi sulla campagna.

 

Di pari passo, nel 1985, inizia l'ascesa politica di Leung chediventa dapprima membro e poi segretario generale del Basic LawConsultive Committee. Nel 1996 viene eletto vice presidente dellacommissione preparatoria per il passaggio alla Cina dell'ex coloniabritannica che avverrà l'anno seguente, mentre nel 1999 diventapresidente del Consiglio esecutivo.

 

 

Per molti la carriera di Leung Chun-ying ha un ritmo veloce. Forse troppo veloce per non destare sospetti.E in tanti si chiedono se il motivo è che il numero uno di Hong Kongsia un membro del Partito comunista cinese. Leung nega, ma avvocati e giuristi come Martin Lee Chu-ming la pensano diversamente: "E'impossibile credere che Pechino si fidi così tanto di lui al punto dametterlo in posizioni cruciali senza che questi sia un membro delpartito" ha osservato il fondatore del Movimento Democratico.

 

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