ECFA: MARTEDI' LA FIRMA

ECFA: MARTEDI' LA FIRMA
Shanghai, 30 giu. – La giornata di martedì sarà ricordata come una pietra miliare nella storia dei rapporti tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Taiwan. A Chongqing, Chen Yulin e Chiang Pin-kung – rispettivamente a capo della Association for Relations Across the Taiwan Straits e della Taiwan's Straits Exchange Foundation, i due organi semi-ufficiali che hanno condotto gli ultimi round negoziali tra i due lati dello stretto – hanno firmato il tanto sospirato e dibattuto Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA). Progettato sui due pilastri della progressiva riduzione delle tariffe doganali e dell'accesso facilitato ad alcuni business 'blindati' per le aziende taiwanesi, il patto punta a stimolare il commercio bilaterale. Secondo le aspettative, il valore del traffico commerciale dovrebbe attestarsi attorno ai 9 miliardi di euro all'anno e, in una finestra temporale di due anni, dovrebbero cadere i dazi all'ingresso su 539 prodotti "Made in Taiwan" e su altri 267 beni "Made in China", per un vantaggio economico che rispettivamente è stimato attorno agli 11 e ai 2,3 miliardi di euro. Allo stesso tempo, dovrebbero cadere anche i sigilli sugli investimenti taiwanesi in undici settori strategici del mondo dei servizi, tra cui banche, assicurazioni e ospedali. Al momento, a trarre i maggiori benefici dalla sigla dell'accordo sembrerebbe essere la parte taiwanese. Gli analisti del Peterson Institute for International Economics (think tank con base a Washington) ritengono che, grazie all'ECFA, il Pil dell'isola potrebbe crescere di 5,5 punti entro il 2020, mentre si sarebbe attestato ad un modesto +0,8% in assenza dell'accordo. Per il Presidente Ma Ying-jeou, l'ECFA rappresenta inoltre un concreto risultato da esibire nei confronti dell'opposizione, sia sul fronte del rilancio dell'economia (che negli ultimi anni ha subito una forte flessione a causa della manodopera a basso costo della RPC), che delle relazioni con Pechino. "L'ECFA è un altro passo in direzione della prosperità e della pace" ha affermato il leader del KMT, spiegando che non solo permetterà di ravvivare il commercio bilaterale e eviterà la marginalizzazione dell'economia taiwanese nel contesto internazionale (per l'economia taiwanese, nuovi nubi all'orizzonte si preannunciano con l'entrata in vigore il prossimo gennaio del patto di libero scambio siglato tra la Cina e i Paesi dell'ASEAN); ma faciliterà anche il dialogo con le autorità del Dragone. In una prospettiva di medio-lungo termine, ad essere tutelati potrebbero essere invece gli interessi della RPC, che non ha mai rinnegato il proprio desiderio di riportare la 'provincia ribelle' sotto il proprio controllo. Le due sponde dello Stretto sono divise dal 1949, quando i nazionalisti di Chiang Kai-shek, sconfitti nella guerra civile dalle forze comuniste di Mao Zedong, furono costretti a rifugiarsi nell'isola a poche miglia dalle coste del Fujian. Dall'elezione di Ma Ying-jeou a presidente della repubblica nel 2008, Taiwan ha cominciato a tessere un nuovo rapporto e a modulare su altri toni il proprio dialogo con il continente, e la ratificazione dell'ECFA è da molti percepita come un mezzo per il riavvicinamento dei due governi. Ai conoscitori della storia politica cinese, non sarà certo apparsa casuale la scelta della città di Chongqing come sede della firma dell'accordo. "Scegliendo Chongqing, Pechino evidenzia il legame tra Taiwan e il continente" ha affermato George Tsai, della Chinese Culture University di Taipei. Chissà se la firma posta ieri avrà inaugurato una nuova stagione di cooperazione tra le forze comuniste e i nazionalisti, così come era avvenuto ai tempi dell'invasione giapponese quando il 'Fronte unito' aveva il proprio quartier generale proprio a Chongqing. 

 

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