ECCO I CANDIDATI CINESI AL VERTICE FMI

ECCO I CANDIDATI CINESI  AL VERTICE FMI
Pechino, 20 mag.- Ha un passato alla Banca centrale cinese e alla Banca Mondiale, ha insegnato tra Cina e Stati Uniti, sorride spesso: Zhu Min, aria da Harry Potter con gli occhi a mandorla nonostante si stia avviando alla sessantina, è uno dei possibili successori al vertice del Fondo Monetario Internazionale dopo le dimissioni di Dominique Strauss-Kahn. A lanciare ufficialmente il valzer delle candidature è stato il quotidiano China Daily (Renmin Ribao), voce ufficiale del Partito Comunista Cinese: "La leadership del Fondo è in crisi- si legge in un articolo pubblicato ieri- e le economie emergenti chiedono un ruolo maggiore nella gestione dell'FMI. La tradizione che vuole un europeo a capo del Fondo Monetario Internazionale sta tramontando".

Zhu Min è approdato ufficialmente al Fondo Monetario Internazionale poco più di un anno fa, in qualità di special advisor del direttore generale. "Giocherà un ruolo importante nel rafforzare la comprensione dell'Asia e dei paesi emergenti" aveva detto all'epoca Strauss-Kahn, ma le voci su un possibile ruolo apicale per Zhu Min non sono storia recente: già nel 2009 il China Daily sosteneva che Zhu Min è il candidato ideale di Pechino, rispettato in patria e all'estero, capace forse di raccogliere consensi anche tra quei paesi dell'area BRIC e dintorni che non sono soddisfatti delle politiche del Fondo Monetario Internazionale.

 

"Zhu Min è gentile, ma fermo nel sostenere i punti di vista dell'Asia all'interno del Fondo- aveva dichiarato dopo la sua nomina Eswar Prasad, ex responsabile FMI per la Cina- e i punti di vista dell'Asia coincidono spesso con quelli cinesi". Zhu è emerso in tutta la sua fermezza al forum di Davos del 2010, quando la Cina era sul banco degli imputati con l'accusa di mantenere artificialmente basso il valore dello yuan, sostenendo saldamente la posizione di Pechino secondo la quale uno yuan più forte "fa male alla Cina, e quindi all'economia globale". Sempre in occasione del forum di Davos, ma nel 2007 - e quindi in tempi non sospetti- Zhu Min si era espresso sui rischi delle alchimie finanziarie: "C'è liquidità ovunque- aveva detto Zhu-, si può ottenere liquidità dai mercati in ogni momento, per ogni tipo di uso, quindi in questo momento la gente sta investendo senza rendersi conto dei rischi che si assume". Parole che gli fecero guadagnare la fama di personaggio da ascoltare con attenzione. In altre occasioni ha dimostrato anche un'ironia garbata, difficile da rintracciare nei funzionari cinesi più ortodossi: "Quando Alan Greenspan parlava, nessuno capiva quello che dicesse- dichiarò a proposito dell'ex governatore della Federal Reserve- ma i mercati gli davano comunque ascolto".

 

L'altro candidato segnalato dal China Daily è Zhou Xiaochuan, governatore della Banca centrale di Pechino, noto per avere avanzato l'idea di una riforma dei Diritti Speciali di Prelievo, la moneta "virtuale" del Fondo Monetario Internazionale. Secondo Zhou il paniere che forma i DSR –attualmente composto da dollaro, euro, yen giapponese e sterlina- dovrebbe comprendere anche lo yuan, e nel lungo periodo potrebbe addirittura sostituire il dollaro come pilastro del sistema monetario internazionale.

 

Nell'estate dello scorso anno, però, Zhou fu protagonista di un giallo internazionale: per qualche ora si diffusero voci allarmate secondo le quali il governatore della Banca centrale era fuggito negli USA per sfuggire a un mandato d'arresto. La notizia si dimostrò subito infondata, ma secondo molti osservatori sarebbe stata messa in giro dai detrattori di Zhou, sempre più numerosi all'interno di certi settori della leadership cinese.

 

Zhou Xiaochuan o Zhu Min? Il governatore o il professore? Il primo quotidiano cinese ha lanciato le candidature. E, vista la posizione dei paesi emergenti -sempre più critici verso le politiche del Fondo Monetario Internazionale- il candidato cinese potrebbe godere del consenso di uno schieramento molto vasto.

 

 

 

 

di Antonio Talia

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