E le inondazioni ora colpiscono la Cina

NEW DELHI
A più di 10 giorni dall'inizio della spaventosa ondata di maltempo abbattutasi sull'Asia sono almeno un milione le persone non ancora raggiunte dai soccorsi in Pakistan, circa 300 i turisti stranieri isolati in India e almeno 337 le vittime nella provincia cinese di Gansu.
I danni più gravi si sono registrati nella repubblica islamica dove negli ultimi giorni più di 1.600 persone hanno perso la vita e nelle prossime ore le operazioni per trarre in salvo i superstiti sembrano destinate a subire un ulteriore rallentamento per via dell'arrivo di nuove piogge. L'alluvione che ha colpito prima le regioni nordoccidentali del Pakistan per poi spostarsi verso le pianure a nord della megalopoli di Karachi è destinata a passare alla storia come la più violenta da 80 anni a questa parte. Il numero delle persone colpite è arrivato all'incredibile cifra di 13 milioni, circa l'8% della popolazione, mentre secondo le prime stime sarebbero ben due milioni i senzatetto.
Gli effetti del disastro potrebbero però essere ben più ramificati di quanto non lascino intuire le pur preoccupanti cronache dell'alluvione. Sul fronte dell'inflazione, la distruzione dei raccolti rischia di alzare ulteriormente il prezzo di una serie di beni alimentari essenziali per la vita delle decine di milioni di pakistani che vivono al di sotto della soglia di povertà. Su quello politico l'assenza del presidente Asif Ali Zardari (da una settimana in viaggio in Europa) e la confusa risposta data dal governo alla crisi hanno finito per accrescere il prestigio delle organizzazioni più impegnate nei soccorsi, in particolare le forze armate e quella galassia di charity islamiche sospettate di contiguità con il mondo del l'estremismo.
Ancora confuso il quadro sul fronte indiano dove la tempesta abbattutasi giovedì notte sul Ladakh, nello stato himalayano del Kashmir, ha fatto almeno 150 vittime, tra cui turisti 5 stranieri e 33 soldati. Il vento e le forti piogge hanno spazzato via i pochi ripetitori telefonici della regione, complicando ulteriormente le ricerche dei numerosi escursionisti rimasti intrappolati nelle valli più isolate. Circa 150 turisti di varia nazionalità sono stati tratti in salvo ieri dagli elicotteri dell'esercito indiano, ma con il passare delle ore sono sempre minori le possibilità di trovare in vita le centinaia di dispersi tra gli abitanti della città di Leh e dei villaggi circostanti. Molti dei turisti non ancora raggiunti dai soccorsi hanno trovato riparo nei monasteri buddisti della zona che, assieme ai caratteristici paesaggi lunari, fanno del Ladakh una delle mete turistiche più amate dell'India del nord.
Drammatica la situazione anche nel nord ovest della Cina dove nelle prossime ore la stima ufficiale di 337 morti per l'ondata di fango che ha cancellato interi villaggi sembra destinata a essere rivista al rialzo. Due terzi della città di Zhouqu, nella provincia di Gansu, continuano a essere sommersi dall'acqua, rendendo decisamente remote le possibilità di poter trarre in salvo le 1.348 persone date ufficialmente disperse. Da inizio anno nella sola Cina sono state circa 1.500 le vittime di alluvioni e smottamenti causati dal maltempo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

10/08/2010