DUE VOLUMI CARITAS AVVICINANO CINESI E SANITA'

DUE VOLUMI CARITAS  AVVICINANO CINESI E SANITA'

Roma, 8 ott. - "La porta più sicura è quella che puoi lasciare aperta". Così recita un proverbio cinese e proprio di porte aperte, con i relativi riferimenti al titolo, si è parlato nella conferenza di presentazione dei due volumi curati dalla Caritas con il sostegno della Regione Lazio. "La salute come occasione d'incontro con la comunità cinese" sottotitolano i due volumi   il cui scopo principale è quello di migliorare il rapporto tra i cinesi e la sanità pubblica, perché, riferisce la Caritas "i cinesi sono molto restii ad accedere alle cure nazionali". Presenti alla conferenza il presidente della regione Lazio Renata Polverini, il direttore della Caritas mons. Enrico Feroci, il console della Repubblica popolare cinese Tao Youjing, Guido Samarani, docente all'Università Ca'foscari di Venezia e i curatori dei libri, Salvatore Geraci, Bianca Malsano e Alessandro Listuzzi, che hanno provveduto a illustrare la storia e le peculiarità delle opere.

 

 Il primo volume ripropone di rivivere la storia del Poliambulatorio, fotografando il bacino d'utenza cinese che dagli anni Novanta ha iniziato a usufruire dei servizi medici. Se dal 1991 al 1999 i nuovi pazienti cinesi del Poliambulatorio sono stati in media 9 all'anno – con un picco di 17 nuovi pazienti per l'anno 1994 -, dal 2000 al 2009 il numero degli immigrati cinesi che si sono rivolti per la prima volta all'ambulatorio è cresciuto notevolmente, passando ad una media di 175 nuovi pazienti all'anno – con un picco di 320 nuovi utenti circa per l'anno 2006. Dal 2001 al 2004, pioniere del ricorso alle cure prestate nel Poliambulatorio Caritas sono state le donne – 80 nuovi pazienti maschi contro 135 nuove pazienti femmine nel 2003. Il sempre maggiore afflusso di nuovi pazienti di nazionalità cinese presso i locali di via Marsala, insieme alle difficoltà di comunicazione con persone di madrelingua incomprensibile ad un italiano senza conoscenze del mandarino, ha convinto gli operatori della necessità dell'ideazione di un progetto sanitario dedicato esclusivamente a loro. Nasce così nel 2002 il Progetto Cina che risponde all'esigenza di avviare un percorso formativo per gli operatori socio-sanitari coinvolti e all'auspicio di sensibilizzare la comunità cinese di Roma al diritto alla salute.

 

 Il secondo è un glossario contenente circa 7.000 voci relative ai campi semantici della medicina di base, dell'accoglienza e ascolto del paziente, della diagnostica strumentale e di laboratorio nonché espressioni legate alla medicina tradizionale cinese. La peculiarità di questo glossario – oltre a quella di essere un work in progress ampliabile da chiunque volesse fornire suggerimenti o precisazioni al curatore -, è quella di affiancare ai termini tecnici di uso medico dei modi di dire o espressioni colloquiali che, nell'esperienza di Alessandro Listuzzi, curatore del volume, ricorrono nelle descrizioni che i pazienti fanno dei loro sintomi.

 

 

Duecentomila sono i cinesi in Italia e diecimila sono quelli che risiedono a Roma. Di questi solo una piccola percentuale si affida alla sanità pubblica in parte per timore e in parte per difficoltà legate alla lingua. Una situazione destinata a cambiare grazie anche a questo progetto perché "I due volumi – ha affermato la Polverini – hanno il coraggio di mettere al centro del processo di cura la parola accoglienza". "Si tratta di una parola che oggi ha sempre più un'accezione negativa, ma riguardo la sanità l'accoglienza è fondamentale" ha aggiunto Feroci. "Il progetto aggiunge importanza agli accordi di cooperazione siglati ieri a Palazzo Chigi dai premier Silvio Berlusconi e Wen Jiabao" ha affermato Renata Polverini.

 

 

La salute come un diritto di tutti: questo è stato più volte nel corso della conferenza. "E'un diritto costituzionale oltre che internazionale, cui devono poter accedere tutti non solo gli italiani" ha dichiarato il presidente della regione Lazio. Ma l'obiettivo è ancora lontano: "Ci sono ancora troppe cose che ci dividono e su cui dobbiamo lavorare tanto per aiutare gli immigrati a inserirsi nella comunità in cui vivono e per abbattere definitivamente gli stereotipi che vedono i cinesi come una comunità che non vuole integrarsi" ha continuato la Polverini. Stereotipi da cui derivano i pregiudizi che intimoriscono gli italiani. "I presenti in questa sala evidentemente non hanno paura dei migranti, tantomeno di quelli cinesi, ma più della metà degli italiani ha paura. E' nostro compito trovare le parole per mediare tra le due culture", ha affermato il  Franco Pittau responsabile del dossier sull'immigrazione della Caritas/Migrantes che sarà presentato il prossimo 26 ottobre.

 

 

di Sonia Montrella e Melania Quattrociocchi

 

 

 

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