DUE SCUOLE DI PENSIERO SULLA RIFORMA DELL'OFFERTA

Di Geminello Alvi

 

Ancona, 21 giu. - Il potenziale di crescita della Cina è diminuito, come dimostra il rallentamento della crescita negli ultimi anni. Rendimenti decrescenti di scala; disparita di reddito in aumento; un rientro del margine d'imitazione tecnologica; demografia e aumento del carico ecologico della popolazione; le imprese zombie dipendenti dal sostegno dei governi locali sono tutte evidenze dell'urgenza di una vera riforma della struttura dell'offerta dell'economia cinese. Dunque il governo cinese ha ragione di voler affrontare questi elementi di crisi così da rialzare il tasso di crescita potenziale. E non v'è dubbio che buona parte degli economisti sostengano questa politica di riforma dell'offerta. L'eccesso di capacità produttiva riflette senza dubbio una maldistribuzione degli investimenti, dovuta ai problemi dal lato dell'offerta, e non una domanda insufficiente. E a ragione vengono sostenute politiche di tagli fiscali per incoraggiare le imprese a produrre prodotti per i quali non vi è vera domanda.

E tuttavia non mancano altri pareri tra gli analisti, per alcuni  la sovraccapacità della Cina non può essere attribuita soltanto a decisioni di investimento sbagliate. Una certa parte di essa potrebbe dipendere pure da un difetto di domanda effettiva, che l'intento del governo di moderare la crescita del settore edilizio, dal 38% nel 2010 all'1% alla fine del 2015, avrebbe pertanto aggravato. Con un investimento immobiliare in  Cina  ancora rappresenta nel 2015 oltre il 14% del PIL è evidente che una simile contrazione ha avuto un impulso deflattivo. D'altra parte secondo l'istituto  nazionale di statistica, in Cina a fine 2015 risultavano invenduti almeno 718 milioni di metri quadrati di superfici commerciali e residenziali. L'abbondanza di liquidità all'origine della bolla edilizia dunque andava riassorbita. Ma la replica dei keynesiani si concentra allora sugli investimenti in infrastrutture. Non può dirsi in effetti che essi  peggiorino l'allocazione degli investimenti e anzi potrebbero giovare sensibilmente a migliorare la struttura dell'offerta. In conclusione potrebbero aiutare il rialzo del tasso di crescita potenziale, ne escluderebbero le riforme strutturali necessarie.   

 

21 GIUGNO 2016

 

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