DUE LE FUORIUSCITE NELLA BAIA DI BOHAI

DUE LE FUORIUSCITE NELLA BAIA DI BOHAI

Pechino, 6 lugl.- Le fuoriuscite di petrolio al largo della coste dello Shandong sono due, non una come riferito in precedenza. Lo hanno riferito le autorità di Pechino sottolineando che si tratta di macchie più estese rispetto a quanto affermato dalla China National Offshore Oil Cooperation (CNOOC). Le perdite, secondo quanto dichiarato martedì dalla State Oceanic Administration, si sarebbero verificate rispettivamente il 4 e il 17 giugno. Intanto si valutano i rischi e l'entità del disastro ambientale che dovrebbe interessare una superficie marina di 840 km.

 

La State Oceanic Administration, inoltre, ha dichiarato di aver avviato indagini per verificare il grado di  responsabilità nell'incidente della Conoco Philips (CPOC), la compagnia americana che detiene il 49% delle quote sul giacimento assieme alla società cinese CNOOC, cui in tal caso verrà chiesto un risarcimento per danno ambientale. L'operatore americano infatti, secondo la normativa cinese, è il maggiore responsabile in caso di incidenti. La penale per inquinamento marino, dichiara Wang Bin, vice direttore dell'Amministrazione, ammonta a 200.000 yuan ( 21. 600 euro circa).

 

Dalle prime verifiche è emerso che la crepa che ha generato la fuoriuscita sarebbe stata causata dalla forte pressione dell'acqua iniettata nel giacimento durante le operazioni di trivellazione. Le due fuoriuscite, afferma Li Xiaoming, direttore della State Oceanic Administration, erano inizialmente tenute sotto controllo tanto che non vi era nessun segno evidente della presenza di petrolio in acqua, se non qualche piccola macchia oleosa vicino alle due piattaforme.

 

Intanto, nessun commento sulla faccenda giunge dalle due parti in causa, solo l'annuncio di una prossima dichiarazione da parte del portavoce della CNOOC, Jiang Yongzhi. Le perdite nella baia di Bohai, sebbene non siano paragonabili, quanto a pericolosità, a quelle verificatesi un anno fa nel Golfo del Messico, non giustificano per gli esperti il ritardo nella comunicazione dell'incidente da parte delle due compagnie. Secondo Ma Jun, direttore dell'Istituto degli Affari Pubblici e Ambientali, un'organizzazione non governativa presente sul suolo cinese, "un tale ritardo è inammissibile". Ma mette in discussione anche la serietà della CNOOC nei confronti degli investitori e la responsabilità sociale verso i cittadini. Nel frattempo, undici organizzazioni cinesi sulla tutela ambientale hanno inviato lunedì una lettera aperta alle due compagnie incitandole ad illustrare quanto prima i dettagli sulla vicenda.

 

Giovanna Di Vincenzo

 

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