DOSSIER «CHINA 2030», RIFORME ECONOMICHE O CRISI

DOSSIER «CHINA 2030», RIFORME ECONOMICHE O CRISI

di Antonio Talia
twitter@AntonioTalia

Pechino, 23 feb.- Il rapporto sarà pubblicato lunedì prossimo,ma il Wall Street Journal di giovedì ne anticipa i contenuti inesclusiva. S'intitola "China 2030", è stato realizzato dalla BancaMondiale e da un importante think-tank cinese, e lancia una previsionesconcertante: senza una serie di riforme per modificare profondamenteil modello di "capitalismo di Stato" sul quale ha basato i suoisuccessi, la Cina sprofonderà nella crisi.

Secondo quanto dichiarato al WSJ da alcuni degli autori del rapporto, "China 2030"solleva tutte le più spinose questioni economiche del modello cinese edè stato realizzato per influenzare la prossima generazione di leaderche guiderà il Paese a partire dall'ottobre di quest'anno. Nel mirinodel dossier ci sono le grandi imprese di Stato, i conglomerati chesoprattutto nei dieci anni dell'amministrazione Hu Jintao- Wen Jiabaohanno rappresentato il cuore del sistema capace di garantire alla Cinatassi di crescita stupefacenti, anche dopo la crisi finanziaria globaledel 2008.

Le società statali controllano settori chiavecome l'energia, le risorse naturali, le telecomunicazioni, leinfrastrutture; dominano gli appalti pubblici –chiudendoli alle aziendestraniere- , si espandono all'estero e ottengono facile credito dallebanche. Ma bloccano ai privati l'accesso ai prestiti, paralizzano laconcorrenza, obbediscono a un'agenda politica e quelle tra loro capacidi ottenere profitti sono costrette a ridistribuirli alle altre, spessoridotte a veri e propri carrozzoni di Stato: secondo "China 2030",insomma, il "modello Cina" ha bisogno di una robusta manutenzione.

La ragione va rintracciata nella "trappola del reddito medio"descritta per la prima volta dagli economisti Indermitt Gill e HomiKharas, quella situazione in cui per un Paese in via di sviluppo cheraggiunge un reddito medio soddisfacente per la maggior parte deicittadini si ritrova improvvisamente davanti a un arresto dellacrescita.

Assieme alla Banca Mondiale, "China 2030" èstato redatto dal Centro Ricerche Sviluppo, un influente think-tankcinese che riferisce direttamente al Consiglio di Stato, il piùimportante organo esecutivo della complessa macchina politica cinese.Le ricette politiche ed economiche che propone vanno dalla riduzionedel ruolo dei conglomerati statali all'introduzione di vere regole diconcorrenza nel sistema cinese. Uno sguardo attento, sempre secondol'esclusiva del Wall Street Journal, viene rivolto all'immobiliare, unsettore in cui tutte le aziende di Stato investono e che ha generatouna bolla speculativa che il governo di Pechino tenta da tempo didisinnescare.

Quali effetti politici potrebbe avere il dossier?Di sicuro gode di appoggi importanti all'interno dell'establishmentcinese: il vice primo ministro e probabile futuro premier Li Keqiang hasostenuto il progetto –proposto dal presidente della Banca MondialeRobert Zoellick nel corso di un viaggio a Pechino nel 2010- e tra gliautori c'è Liu He, ascoltato consigliere del Comitato Permanente delPolitburo, il Gotha del Partito Comunista Cinese. A livello interno, sela linea tracciata da "China 2030" dovesse in qualche modo essereadottata da Pechino, sancirebbe una vittoria dell'ala più "liberista"del Partito, a scapito di neomaoisti e sostenitori della pianificazioneeconomica a tutti i costi.

Al momento è impossibile sapere se il dossiercontenga precise previsioni sulla frenata della crescita economica delDragone. Per scoprirlo, bisognerà aspettare lunedì prossimo.

 

 

 

©Riproduzione riservata