Dopo Atene la Cina soccorre Lisbona

È passata da Lisbona l'ultima tappa della grande caccia cinese all'influenza geopolitica e alle forniture di materie prime che possano continuare ad alimentare la crescita del colosso asiatico.
Nel fine settimana, il presidente cinese Hu Jintao ha incontrato le autorità lusitane e promesso che la Cina «è disponibile a sostenere, attraverso misurte concrete, gli sforzi del Portogallo per far fronte alla crisi finanziaria». Anche se Hu Jintao non ha specificato quale tipo di interventi saranno, il Tesoro di Lisbona ha interpretato le sue parole come una disponibilità ad acquistare titoli del debito pubblico portoghese, da qualche giorno tornati nel mirino dei mercati finanziari.
Ieri, il differenziale nei confronti dei bund tedeschi a 10 anni si è allargato ai massimi da quando esiste l'euro, a 434 punti base. Il rendimento del 6,75% è chiaramente insostenibile per le finanze di Lisbona, e né l'approvazione nei giorni scorsi di un bilancio di durissima austerità, dopo una lunga diatriba governo-opposizione, né le dichiarazioni cinesi hanno aiutato il mercato delle obbligazioni portoghesi. Che domani sarà sottoposto a un test molto difficile: un'asta fino a 1,25 miliardi di euro di titoli a 6 e 10 anni.
Secondo i portoghesi, potrebbe rappresentare una prima occasione per l'applicazione concreta delle dichiarazioni di Hu Jintao. Già nella primavera scorsa, l'investimento istituzionale cinese in un paio di aste portoghesi fu significativo. E dalla Cina hanno fatto in più occasioni sapere che i titoli della periferia d'Europa (Pechino ha già investito in obbligazioni spagnole e promesso di farlo in quelle greche, quando riprenderanno le emissioni) sono un buono strumento per diversificare le riserve, oggi investite prevalentemente in dollari. La Cina appare insomma come un partner pronto a interventi a sostegno senza la pesante controparte del varo di provvedimenti di austerità come richiesto dalla Ue e dal Fondo monetario.
Molti osservatori di mercato, come Erik Nielsen, di Goldman Sachs, ritengono peraltro che il momento in cui il Portogallo e l'Irlanda dovranno fare ricorso a Ue e Fmi sia vicino.
La strategia della Cina va tuttavia ben al di là di una semplice considerazione finanziaria sui titoli del debito pubblico a più alto rendimento. È anche il modo per stabilire un rapporto con i paesi dell'Europa periferica, per i quali il sostegno cinese ha un significato notevole, seppure su importi più piccoli di quelli dei grandi accordi commerciali come quelli siglati per esempio, sempre in questi giorni, con la Francia. Ma soprattutto è un nuovo capitolo della ricerca di materie prime che è partita dall'Africa e dall'America latina, ma della quale il Portogallo (come la Spagna) può essere un altro tassello importante. «La mossa delle autorità cinesi - sostiene Antonio Garcia Pascual, di Barclays Capital - è coerente con il loro interesse dichiarato per mercati ricchi di risorse naturali (come il Brasile, l'Angola e il Mozambico), mercati con i quali il Portogallo ha stretti legami commerciali».
Non a caso, la Cina ha dichiarato anche la sua intenzione di acquisire partecipazioni in imprese portoghesi che hanno una forte presenza nelle ex colonie, comprese Portugal Telecom e Edp (energia). Quest'ultima fra l'altro è molto attiva nel settore delle energie rinnovabili, cui Pechino guarda con crescente interesse. Un'altra controparte individuata dai cinesi, attraverso la sigla di un accordo con la Industrial and Commercial Bank of China, è la banca Millenium Bcp, con l'obiettivo di sviluppare attività in Angola e Mozambico, oltre che a Macao, l'ex colonia portoghese oggi in mani cinesi.
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09/11/2010