DOLLARO, COREA E YUAN: L'AGENDA DI HU IN AMERICA

Pechino, 12 gen.- La Cina cerca rassicurazioni sulle sue riserve in valuta estera denominate in dollari: a una settimana dalla visita di Hu Jintao negli Stati Uniti, il viceministro degli Esteri cinese Cui Tiankai espone l'agenda del viaggio a Washington. "Accoglieremo con favore un responso positivo da parte americana sulla sicurezza degli asset cinesi negli Stati Uniti, se ci sarà. Si tratta di una questione alla quale stiamo rivolgendo molta attenzione" ha dichiarato stamattina ai giornalisti il viceministro. Il Dragone, com'è noto, ha accumulato le più vaste riserve in valuta estera del mondo che, secondo le ultime stime, nel 2010 hanno raggiunto quota 2850 miliardi di dollari; circa i due terzi di questa immensa massa monetaria sarebbero denominati in valuta americana. Dallo scoppio della crisi globale, nel 2008, il premier cinese Wen Jiabao ha espresso ripetutamente la sua preoccupazione sulla tenuta di questi investimenti; ma gli altri dati economici pubblicati dalla Cina questa settimana - che mostrano come nel 2010 gli squilibri commerciali tra le due potenze si siano ulteriormente allargati del 26%, fino a garantire a Pechino un surplus commerciale pari a 181 miliardi di dollari nei confronti di Washington - costituiranno di sicuro un ulteriore argomento di discussione del vertice USA-Cina: da tempo, infatti, l'America accusa il Dragone di mantenere artificialmente basso il valore dello yuan per garantirsi uno svantaggio sleale negli scambi con l'estero.

 

 

 

Cui Tiankai non ha risposto direttamente alle domande sul tasso di cambio dello yuan-renminbi, sostenendo di non voler turbare i mercati: "Sicuramente, con la visita si raggiungeranno importanti risultati sulla cooperazione economica e commerciale", ha detto il viceministro.  "Le differenti condizioni economiche e i diversi livelli di sviluppo non consentono di evitare frizioni tra Cina e Stati Uniti- ha detto ancora Cui-, ma riteniamo che questo sia normale. D'altronde, se non avessimo alcun rapporto con gli USA, non ci sarebbero contrasti. I due paesi, tuttavia, condividono ampi obiettivi ed interessi comuni. Entrambi, ad esempio, vogliamo proteggere la stabilità e la pace nella penisola coreana". Dopo un 2010 in cui le relazioni tra Pechino e Washington sono state turbate da numerose questioni –dal caso Google alla situazione di Taiwan, dalle frizioni economiche e finanziarie al problema delle due Coree, dalle polemiche sui diritti umani  fino alle controversie nel Mar Cinese Meridionale-, la Cina sembra insomma intenzionata a smorzare i toni, almeno per il momento. "La questione delle 'terre rare' non dovrebbe far sorgere contrasti tra USA e Cina", ha detto ancora Cui Tiankai, in merito al gruppo di minerali di necessità vitale per l'industria high tech, di cui Pechino detiene di fatto il monopolio. E in chiusura il vicepremier ha anche commentato la notizia del lancio del primo caccia invisibile cinese, annunciato ieri: "Nessuna nazione deve sentirsi minacciata- ha concluso Cui Tiankai- e in ogni caso si tratta di una questione che non ha nulla a che vedere né con la recente visita del segretario alla Difesa americano Gates, né con le relazioni tra Cina e Stati Uniti".

 

 

 

Di Antonio Talia

 

 

 

© Riproduzione riservata