DISASTRO NEL GANSU: "SI POTEVA PREVEDERE"

DISASTRO NEL GANSU: "SI POTEVA PREVEDERE"

Zhouqu, 10 ago. - Gli ingegneri cinesi lavorano senza sosta per drenare un lago creato dagli smottamenti nella contea di Zhouqu, nella provincia cinese nord-occidentale del Gansu, devastata dalle inondazioni nella notte tra sabato e domenica scorsa. Sembrava una tragedia già annunciata quella che ha investito la prefettura autonoma tibetana di Gannan. Uno tsunami di fango, acqua e rocce si è abbattuto sulla città nella notte fra sabato 7 e domenica 8 agosto. Drammatico il bilancio delle vittime - a mercoledì 11 agosto ammonta a 1117- mentre 627 sono ancora i dispersi (ultimo aggiornamento alle ore 17.40 italiane, ndr).


Sebbene ufficialmente si parli di disastro naturale, causato da abbondanti piogge a seguito di un lungo periodo di siccità e dal terremoto del 2008 che ha indebolito gli argini del fiume Bailong, pare che già dal 2009 un ufficio governativo avesse fatto circolare un documento che metteva in evidenza il precario stato delle sponde del fiume e che sottolineava la necessità di rapidi interventi di messa in sicurezza del bacino. La responsabilità di un simile dissesto sembrerebbe principalmente umana: l'intenso sfruttamento economico della zona, interessata da un importante disboscamento lungo gli argini del fiume fin dagli anni '50, avrebbe causato una "grave distruzione dell'ambiente naturale, creando seri problemi di erosione, aumentando rischi geologici e frequenti disastri naturali, generando un calo nelle capacità di assorbimento delle acque e riduzione dei flussi", si legge nel documento. Il rapporto inoltre metteva in guardia contro il rischio frane: "il volume delle acque è sceso drasticamente, l'erosione del suolo ha subito un'accelerazione, la tendenza a frequenti frane non è stata contenuta perciò la riparazione del bacino del fiume Bailong non deve essere procrastinata".

 

Circa le cause del disastro, il funzionario delle autorità forestali del fiume Bailong, Zhang Qirong, sostiene che il fattore principale del disastro è da ricercare nelle dighe idriche già allentate a causa del terremoto del 2008 e che hanno causato frane ed ingorghi del fiume. Egli ha inoltre dichiarato che esistono più di 13 centrali idroelettriche che operano lungo il corso del fiume, tra cui tre particolarmente grandi. "Alcune di queste centrali idroelettriche più grandi operano riparazioni conformi alla regolamentazione, ma alcune più piccole, in mano al settore privato, sono più negligenti nel controllo degli standard di sicurezza".


Riconoscendo l'esistenza del problema del fiume Bailong, il Consiglio di Stato cinese nel 2008 ha approvato un piano di intervento per l'erosione e i rischi geologici. Il piano sarebbe costato 7 miliardi di yuan  (circa 80 milioni di euro), secondo quanto dichiarato al China Environmental News da un funzionario della protezione ambientale della prefettura del Gannan.


Mentre la tempesta tropicale Dianmu si dirige verso il nord della Cina e forti piogge sono previste nella provincia di Gansu, la priorità è quindi evitare che le acque tracimino, scongiurando il rischio di nuove inondazioni, e far sì che reggano le dighe che sono state temporaneamente erette. I soccorritori, equipaggiati con poco più che pale, sono impegnati in una corsa contro il tempo per salvare eventuali sopravvissuti; ma si lavora anche per sbloccare i fiumi intasati dai detriti e riparare le strade che possano consentire il passaggio dei veicoli pesanti.

Il Centro Metereologico Nazionale cinese ha previsto nuove piogge per i prossimi tre giorni e il livello di allerta potrebbe essere innalzato nelle prossimo 24 ore. Le regioni a rischio sono lo Shaanxi, l'Hebei, lo Shandong, il Jilin, l'Heilongjiang, e il Liaoning, oltre alla regione autonoma della Mongolia Interna. L'esercito ha inviato sul posto attrezzature di emergenza per accelerare i lavori e il livello delle acque è sceso leggermene grazie a una falla che è stata aperta con un'esplosione controllata. I soccorsi non sono ancora riusciti a installare le tende da campo per la mancanza di spazio.

Ma dall'inferno di fango a volte arrivano, se pur sporadiche, notizie incoraggianti. Un uomo di 52 anni è stato estratto dalle macerie di un edificio, oltre 50 ore dopo gli smottamenti di fango. Lo ha reso noto l'agenzia Xinhua, secondo cui sono 1.242 le persone finora salvate dalle squadre di soccorso. Negli ospedali sono state ricoverate 218 feriti, 41 dei quali in gravi condizioni.

  

 

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