DIRITTI E 'ROVESCI' DELL'ALTRA META' DEL CIELO

DIRITTI E 'ROVESCI'  DELL'ALTRA META' DEL CIELO

di Sonia Montrella

Roma, 8 mar.- "Tutto ciò che gli uomini sono in grado di fare possono farlo anche le donne". Con questo principio Mao Zedong rivoluzionò la vita delle cinesi. Costrette per secoli dalla tradizione confuciana a condurre una vita in ombra tra le quattro mura domestiche, Mao invitò le donne ad 'aprire la porta di casa' e partecipare attivamente alle lotta di classe, alle attività del Partito comunista, alla vita sociale e alla crescita economica del Paese. In pratica, per usare un'altra massima di Mao, le donne furono chiamate a "sorreggere l'altra metà del cielo".ù

 

Parallelamente, si assistette a un progresso anche in campo giuridico, soprattutto in materia di diritto di famiglia. La Legge sul matrimonio, emanata il 1° maggio 1950 , dichiarava abolito il sistema matrimoniale feudale – di stampo confuciano – "basato sulla superiorità dell'uomo e indifferente agli interessi dei minori". In risposta, promuoveva un nuovo modello di famiglia in cui entrambi i coniugi avevano libertà di scelta e  in cui erano tutelati i diritti della donna e dei bambini. Nello specifico, l'articolo 2 vietava tra le altre cose, la bigamia, il concubinato, l'opposizione al matrimonio delle vedove e i matrimoni dietro compenso. L'articolo 9, invece, garantiva a entrambi gli sposi di scegliere liberamente la propria professione e di partecipare al lavoro e alle attività sociali. Sempre più donne fecero dunque il loro ingresso nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole e nel Partito. L'obiettivo era chiaro: tutte le forze produttive, senza distinzione alcuna, dovevano essere messe in campo per costruire la nuova società socialista. 

 

QUOTE ROSE NEL BUSINESS

 

Se oggi il metro del progresso è rappresentato dalle classifiche, le donne cinesi sembrerebbero essere a buon punto. Nella classifica "Top 50  women in world business 2011" pubblicata lo scorso 15 novembre dal Financial Times, al settimo posto troviamo Dong Mingzhu, 57 anni, a capo di Gree Electric Appliance, che scende di due gradini rispetto all'anno precedente. Ma è dopo la posizione 20, occupata da Emma Marcegaglia, che le cinesi la fanno da padrone: al numero 21 si piazza Li Xiaolin di China Power International Development, al 22 Zhang Xin di Soho China, al 24 Zhang Yin dell'impero della carta riciclata Nine Dragon Papers e al 26 Chu Lam Yiu a capo di Huabao International Holding.  Forbes piazza invece al 31° posto della classifica delle 100 donne più potenti del mondo Chan Laiwa e famiglia. La 71enne vanta un patrimonio al netto di 2,3 miliardi di dollari accumulati con il Fu Wah International Group che opera nei settori del real estate, turismo e hotel. 

 

PENNELLATE FEMMINISTE AL 798

 

Dal mondo del business a quello a tinte forti dell'arte. Sabato scorso, nel distretto 798 – il quartiere degli artisti di Pechino -  è stata inaugurata Bald Girls: una mostra d'arte femminista che espone i lavori di Xiao Lu, Li Xinmo e Lan Jinyi, quest'ultima di base in Germania. Tre nomi del panorama creativo cinese declinati al femminile. Poco prima che la mostra aprisse i battenti alcuni poliziotti in borghese hanno fatto irruzione nella sala e portato via due opere di Lan Jinyi: una ritraeva Ai Weiwei, l'artista dissidente incarcerato per alcuni mesi lo scorso anno, l'altra Jian Qing, ultima moglie di Mao tra i membri della Banda dei quattro. Nonostante il 'colpo di scena' la mostra femminista, nel Paese in cui in poche osano definirsi tali, si è rivelata un successo. 

 

PROGRESSO O REGRESSO?


Imprenditrici, attrici e artiste: il mondo familiarizza sempre di più con i nomi e i volti delle cinesi che ce l'hanno fatta. Ma sono un'eccezione o lo specchio della scalata sociale della donna in un Paese che non ha mai nascosto una predilezione per l'uomo? La voce femminile del Regno di Mezzo non sembra riconoscersi nelle cinesi di successo. "Al giorno d'oggi in Cina il problema dei diritti delle donne è molto, molto serio" ha dichiarato Xiao Lu, in una conferenza stampa all'interno della mostra. "Queste opere vogliono esprimere i nostri più intimi sentimenti perché in Cina nessuno vuole ammettere che le donne non hanno diritti. Così come le donne non vogliono riconoscere di essere femministe" le fa eco Li Xinmo.


E non sono le uniche a denunciare una disuguaglianza tra uomini e donne. "La prima rivista dedicata all'universo femminile Nubao, fondata nel 1899 sotto la dinastia Qing, sosteneva che le donne avrebbero dovuto raggiungere cinque traguardi: abolizione della pratica della fasciatura dei piedi; scolarizzazione per le donne; matrimonio libero; accesso al mondo del lavoro e uguaglianza tra maschi e femmine. Abbiamo ottenuto le prime quattro, ma non l'ultima". Lo sostiene Zhang Yue, femminista dichiarata e per 16 anni conduttrice di "Metà del Cielo" talk show al femminile della CCTV,  cancellato lo scorso anno per motivi di riorganizzazione del palinsesto. Per Zhang l'uguaglianza di cui parlava Mao era stata raggiunta forse fuori casa, ma non all'interno del nucleo familiare. "Ricordo che mia madre tornava a casa dal lavoro quando era già buio. Preparava la cena, il pasto che io e mia sorella avremmo mangiato il giorno dopo, puliva e andava a letto. In quegli anni le donne scoprirono che uguaglianza significava doppio fardello" ha spiegato Zhang all'International Herald Tribune.

 

Nemmeno il trentennio di crescita economica, secondo molte, è servito a raggiungere l'equilibrio tra i sessi. Osservatori, analisti e femministe sono concordi sul fatto che i progressi economici hanno portato dei benefici a due soli gruppi sociali: le contadine, che hanno potuto lasciare le campagne in cui è ancora vivo il sistema patriarcale, e le figlie uniche che godono così degli stessi privilegi riservati ai maschi. Questo nel caso in cui non ci sia anche per loro un rovescio della medaglia. Non è raro, infatti, che le ragazze delle campagne siano costrette dai genitori ad andare a lavorare nelle città per provvedere all'istruzione dei fratelli maschi. Inoltre, il fiocco rosa non è sempre sinonimo di gioia. Tutt'altro: la predilezione verso il maschio e la politica del figlio unico hanno prodotto fenomeni correlati di abbandono delle bambine, vendita, infanticidio e aborto selettivo. Il risultato è un gap di 118 maschi nati ogni 100 femmine.

 

ALL-CHINA WOMEN'S FEDERATION: ALLARME INVOLUZIONE

 

La Cina, patria di un quinto della popolazione femminile mondiale, è tra i Paesi in cui si sta assistendo a una involuzione dei diritti delle donne. Lo assicura All-China Women's Federation, costola del governo di Pechino che si occupa della difesa dei diritti delle cinesi. Secondo le statistiche della Federazione, gli stipendi delle donne sono in media inferiori a quelli degli uomini, le occupazioni domestiche e la cura dei figli sono assegnate sempre alle mogli, l'atteggiamento tradizionale continua a volere che le donne siano relegate in casa. Lo ha dimostrato il Terzo sondaggio sullo Stato Sociale delle donne cinesi condotto nel 2010 ripreso dal New York Times: il 62% degli uomini e il 55% delle donne sostenevano che "l'uomo appartiene alla sfera pubblica, le donne a quella domestica". A stupire di più l'incremento del 7,7% e del 4,4% rispetto alle cifre del 2000.
Secondo le stime di All China Women's Federation il 42% della forza lavoro nazionale è donna, ma solo il 46% si considera soddisfatta della propria carriera. Le ragioni vanno ricercate in una sproporzione tra le ore lavorative e la paga, le eccessive richieste dei superiori, un'insufficiente formazione da parte dell'azienda e  uno spazio di crescita professionale molto limitato. In pratica, si legge nel rapporto della Federazione, nel mondo del lavoro cinese manca un ambiente "women-friendly".

 

Non va meglio in politica: mentre nel resto del mondo la percentuale di donne in parlamento aumenta, in Cina decresce. Secondo quanto riportato lo scorso anno da Bloomberg, nelle stanze più interne e potenti di Zhongnanhai – quartier generale del PCC – le donne sono quasi del tutto assenti. I nove membri del Comitato Permanente del Politburo sono tutti maschi mentre, allargando il cerchio, tra i 25 membri del Politburo figura una sola donna. Così come uno a 16 è il rapporto tra donne e uomini che siedono al Comitato centrale del PCC. Delle 120 imprese statali, la spina dorsale dell'economia cinese, solo una ha al suo vertice un dirigente in gonna. Infine, all'Assemblea Nazionale del Popolo – una sorta di Parlamento cinese - la percentuale di rappresentanza del sesso debole è di appena il 20%. "Se la società rispettasse davvero le donne, ci sarebbero più quote rosa in politica" hanno affermato le artiste del 798. 

 

OCCUPY MEN'S TOILET


Mentre dai piani alti del governo segnali di progresso in fatto di diritti della donna tardano ad arrivare, le cinesi hanno iniziato a rimboccarsi le mani e alzare la voce. Solo nell'ultimo mese, due proteste al femminile hanno riempito le pagine dei giornali: il 14 febbraio 3 giovani ragazze in abiti da sposa macchiati di vernice rossa si sono date appuntamento a Pechino per protestare contro le violenze domestiche. "Un ristretto gruppo di uomini siede in politica. E' chiaro che questi non vedranno mai il rispetto dei diritti della donna come una questione di grossa importanza" ha dichiarato all'International Herald Tribune Hui Jin, 27 anni, PhD in veterinaria e tra le organizzatrici della protesta dei 'vestiti da sposa'.

 

Qualche giorno dopo, a Canton, un gruppo di attiviste capitanate da una certa Li Tingting hanno occupato per protesta dei bagni pubblici maschili, con tanto di cartelli per chiedere più toilette femminili e tempi d'attesa uguali per i due sessi. La 'sommossa' ha dato i suoi frutti tanto che le  autorità locali avrebbero promesso di incrementare del 20% i bagni riservati alle signore. E dopo Canton, 'Occupy Men's Toilet' è stata replicata in diverse città della Cina. Plauso da parte di Guo Jiangmei, direttrice del Women's Legal Consultancy Center di Pechino, secondo cui il rapporto 1 a 1 dei servizi per donne e uomini non rispecchia le esigenze reali. E riporta qualche esempio: a Taiwan il rapporto è 1 a 3, mentre a Hong Kong sale a 2 a 3. Tuttavia, nonostante il successo  della rivoluzione delle toilette, la Lunga Marcia delle femministe cinesi verso la conquista dei diritti sembra essere ancora in salita.

 

 

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