Dieci anni di tensioni con il regime

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Uno schiaffo in faccia al regime. E di quelli pesanti. Basta con le azioni pirata dentro ai nostri sistemi, basta spiare nella posta elettronica dei nostri utenti, basta con la censura sull'informazione. «O accettate queste condizioni, oppure ce ne andremo dalla Cina» ha detto Google forte e chiaro al governo cinese.
Il gesto clamoroso, e anche coraggioso, del colosso internet americano è l'ultimo di una lunga serie di incidenti, gialli industriali e incomprensioni che hanno caratterizzato i dieci anni di presenza di Google sul mercato cinese. Un mercato sul quale Google ha avuto sempre vita piuttosto difficile.
La società americana sbarca in Cina nel 2000, quando internet nel paese era ancora a uno stato poco più che embrionale. Per assaggiare il nuovo mercato, Google lancia un suo website in lingua cinese. Due anni dopo iniziano i primi guai. Un bel giorno il sito diventa inaccessibile dai pc cinesi. Il misterioso oscuramento va avanti a singhiozzo per mesi. Pechino non spiega le cause tecniche dell'incidente, ma alcuni esperti sostengono che si tratti d'incursioni mirate contro il potente competitore americano realizzate dai nascenti giganti cinesi di internet.
Nel 2005 al timone di Google China arriva Lee Kai-fu. Taiwanese, quarantotto anni, una laurea e un Phd negli Stati Uniti, Lee riceve dal colosso Usa un'offerta di quelle che non si possono rifiutare. L'accetta senza pensarci su, ma non fa i conti con il suo precedente datore di lavoro. Bill Gates non digerisce l'addio improvviso di Lee a Microsoft, per la quale il manager aveva lavorato per ben otto anni con funzioni di altissime responsabilità nel settore ricerca e sviluppo. E lo cita in Tribunale, sostenendo che nel suo ruolo Lee avrebbe potuto trasferire segreti industriali alla concorrenza. La causa si chiuderà cinque mesi dopo con un accordo stragiudiziale tra le parti. Ma la vicenda non fa buona pubblicità a nessuno dei protagonisti. E lascia dietro di sé un alone di mistero.
L'anno dopo, per adeguarsi alle nuove leggi imposte da Pechino sull'informazione in rete, Google accetta di introdurre nel proprio sito domestico i filtri previsti dalla censura cinese. Il popolo dei blog (soprattutto gli stranieri che contestano aspramente la stessa scelta fatta da Yahoo) s'indigna per la decisione dell'azienda americana di piegarsi alla repressione preventiva del regime. «Lo abbiamo fatto per dare un positivo contributo alla sviluppo di internet in Cina» replica la società Usa per giustificarsi di fronte all'opinione pubblica.
Ma dopo quattro anni di pacifica convivenza, nel 2009 le relazioni tra Google e Pechino iniziano progressivamente a deteriorarsi. A marzo la censura del Dragone oscura improvvisamente Youtube, dopo che il sito video di Google aveva lanciato in rete una clip in cui si vedevano soldati cinesi irrompere in un monastero tibetano e malmenare selvaggiamente un gruppo di monaci. Due mesi dopo, il governo cinese accusa l'azienda americana di diffondere in rete materiale pornografico, e per rappresaglia blocca per qualche ora l'accesso al sito e al provider di posta elettronica GMail.
Lo scorso settembre Lee Kai-fu torna a fare parlare di sé. Il manager taiwanese si dimette da Google per aprire un'internet company in proprio. Il nuovo amministratore delegato, John Liu, fa giusto a tempo a insediarsi, e sul suo tavolo arriva una minaccia di denuncia da parte di un gruppo di scrittori cinesi. Questi ultimi accusano l'azienda statunitense di aver violato i diritti d'autore, pubblicando le loro opere nella sua biblioteca online.
Il resto è la cronaca di queste ore. Google che, dopo anni di silente collaborazionismo con la censura cinese, all'improvviso si erge a paladina della libertà d'informazione. Il silenzio imbarazzato di Pechino. I fiori e le candele portati in segno di solidarietà dagli internauti cinesi davanti al quartier generale del portale americano.
L. Vin.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PERSONAGGIO



Strappato a Bill Gates
Nel 2005, dopo cinque anni di presenza in Cina, Google strappa a Microsoft il supermanager Lee Kai-fu (nella foto). Lee, taiwanese di 48 anni, riceve anche una citazione in tribunale da Microsoft . La società teme che il manager possa rivelare importanti segreti industriali.
La causa finisce con un accordo extragiudiziale. Ma a settembre 2009 Lee si dimette per aprire una sua internet company

14/01/2010