DIALOGO USA-CINA FISSATO A MAGGIO

DIALOGO USA-CINA FISSATO A MAGGIO

Pechino, 24 mar. - Una piattaforma per discutere delle contrapposizioni degli ultimi mesi: è stata resa nota ieri da una portavoce del Tesoro statunitense la data di massima del prossimo US-China Strategic and Economic Dialogue, che si terrà a Pechino alla fine di maggio. La delegazione americana sarà guidata dal segretario del Tesoro Timothy Geithner e dal segretario di Stato Hillary Clinton; dal lato cinese, l'ultima edizione era stata presieduta dal Consigliere di Stato Dai Bingguo e dal vicepremier Wang Qishan. Inaugurato nel 2006, il SED costituisce il forum bilaterale di massimo livello tra Cina e Stati Uniti: l'edizione 2010 si preannuncia come un appuntamento fondamentale per riportare il sereno nelle relazioni sino-americane, che nell'ultimo periodo hanno registrato un notevole raffreddamento. "Spero che l'incontro di maggio si riveli molto utile ad alleggerire le tensioni tra i due paesi su questioni come gli scambi commerciali e le polemiche sulla valuta" ha dichiarato lunedì scorso il premier cinese Wen Jiabao: mentre il viceministro del commercio Zhong Shan si trova a Washington questa settimana per una serie di incontri con lo U.S. Treasury Department, il Commerce Department e il Trade Representative Office, l'amministrazione Obama deve affrontare crescenti pressioni da parte del Congresso, che punta a bollare ufficialmente la Cina come manipolatore di valuta, una formula che, se inserita nel prossimo rapporto semestrale del Tesoro previsto per il 15 aprile, consentirebbe agli Stati Uniti di adottare verso il Dragone una serie di ritorsioni commerciali. Lo yuan, la divisa cinese, è da tempo al centro di una controversia: dopo un periodo in cui il governo aveva lasciato la moneta libera di fluttuare all'interno di parametri molto severi, nella seconda metà del 2008 Pechino  ha deciso di tornare all'ancoraggio di fatto con il dollaro; la mossa ha provocato le reazioni di Washington e Bruxelles, che accusano la Cina di mantenere il valore dello yuan artificialmente basso per garantire alle imprese cinesi un vantaggio sleale nei commerci con l'estero. Due senatori statunitensi, il repubblicano Lindesy Graham e il democratico Charles Schumer, hanno dato vita a un'iniziativa bipartisan al fine di esercitare maggiori pressioni su Pechino e spingerla ad un apprezzamento: "Vogliamo che il documento venga discusso e votato al Congresso alla fine di maggio - ha recentemente dichiarato Schumer - indipendentemente dal fatto se ad aprile la Cina verrà definita un nazione manipolatrice di valuta o meno. Penso che questo tipo di pressioni possano fare la differenza; "La Cina è troppo grande per concederle un vantaggio simile - ha detto Graham, facendo anche riferimento all'attuale tasso di disoccupazione, che negli USA ha raggiunto il 10% - e pare che l'unica cosa che possa suscitare una qualche reazione sia un aumento delle pressioni". Durante l'ultima Assemblea Popolare Nazionale, moltissimi funzionari cinesi di alto livello, dal premier Wen Jiabao in giù, hanno ribadito la fermezza nel rifiutare le sollecitazioni esterne e nel procedere a un apprezzamento solo quando la misura potrà essere di giovamento alla Cina: lo yuan non è una moneta sottostimata, è la posizione ufficiale, e qualsiasi rivalutazione danneggerebbe gli esportatori cinesi e attirerebbe capitali speculativi dall'estero capaci di precipitare il paese in una spirale inflattiva. "Troppo rumore sul tasso di cambio dello yuan non è di aiuto - ha detto due giorni fa il governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan, nel corso del meeting annuale dell'Inter-American Development Bank a Cancun, in Messico - e sappiamo che si tratta di una questione complicata. La decisione va presa basandosi su una precisa analisi economica, e anche considerando gli interessi bilaterali; ma troppe discussioni sono controproducenti". Negli ultimi mesi Pechino e Washington si sono fronteggiate anche su questioni politiche come la libertà d'espressione sul web, la fornitura di armi a Taiwan e l'incontro tra Barack Obama e il Dalai Lama, ma la polemica sull'apprezzamento dello yuan sembra, a tratti, costituire il vero perno del duello in corso. La primavera di Pechino, spesso è appiccicosa e caratterizzata da un cielo grigio: basterà l'incontro del prossimo maggio a portare una schiarita?