DECISIONE WTO: L'IRA DI PECHINO

Pechino, 8 lug.- La Cina reagisce infuriata alla pronuncia con la quale martedì scorso la WTO aveva rigettato le politiche di Pechino sull'export di materie prime, dichiarandole contrarie ai principi dell'Organizzazione: "Le affermazioni di alcune nazioni, secondo le quali i limiti posti dalla Cina all'esportazione di minerali minaccerebbero la loro crescita economica e la loro sicurezza nazionale, sono prive di ogni fondamento" si legge in un editoriale pubblicato ieri sul Renmin Ribao (questo articolo).

 

"Il modo in cui la Cina sta gestendo le riserve di terre rare non viola alcuna norma internazionale – prosegue il quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese -, e non è contrario agli accordi attraverso i quali la Cina è entrata a far parte dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. È falso che altre nazioni non posseggano forniture adeguate di minerali terre rare. La verità è che le stanno semplicemente nascondendo".

 

Al centro della controversia avviata due anni fa contro la Cina da USA, Ue e Messico c'erano le quote sull'export di diversi minerali fondamentali per l'industria chimica e siderurgica come manganese, silicio, molibdeno e tungsteno, di cui la Cina è il primo produttore al mondo. Le restrizioni, applicate secondo Pechino per ridurre l'impatto ambientale delle attività di estrazione, hanno causato una riduzione delle forniture di queste materie prime a livello mondiale e allo stesso tempo un aumento dei prezzi, incentivando le industrie del settore a spostarsi in Cina per avvantaggiarsi dei costi più bassi.

 

Dopo 18 mesi di investigazione la WTO ha rilevato come in parallelo ai tagli sulle quote destinate all'export la Cina non abbia applicato con altrettanto rigore i limiti ai consumi interni di queste risorse, adottando così un trattamento discriminatorio non in linea con gli impegni assunti al momento dell'ingresso nell'Organizzazione Mondiale per il Commercio.

 

E mentre l'agenzia di stato Xinhua suggerisce che la decisione della WTO sia stata influenzata da non meglio precisate "potenze straniere", i funzionari cinesi sembrano decisi a presentare appello contro la pronuncia, malgrado manchino ancora conferme ufficiali sulla linea che Pechino intende mantenere.

 

Per la Cina il giudizio della WTO è particolarmente significativo, perché entra nel merito di uno dei temi più controversi degli ultimi mesi, i minerali cd. "terre rare", e fornisce un'argomentazione a tutti i paesi che criticano le limitazioni sull'export decise da Pechino. Cosa sono le terre rare? Si tratta di quei 17 minerali, ormai celebri, fondamentali per la fabbricazione di prodotti hi-tech - dalle pale eoliche agli schermi per computer, dalle automobili ibride ad altre apparecchiature per lo sfruttamento delle energie rinnovabili  -  di cui la Cina detiene circa il 60% delle riserve mondiali e controlla più del 90% del mercato.

 

Solo nei primi sei mesi di quest'anno la Cina ha tagliato del 35% le quote destinate alle esportazioni, una cifra che va ad aggiungersi alle già considerevoli restrizioni decise a partire dall'estate dell'anno scorso. A giugno, secondo le industrie del settore, i prezzi di alcuni di questi minerali erano quintuplicati rispetto allo stesso periodo del 2010, e la mossa di Pechino avrebbe anche provocato un drastico calo delle forniture globali e forzato molte industrie a delocalizzare in Cina per risparmiare sui costi.

 

Adesso, il Dragone ha 60 giorni per presentare un appello contro la pronuncia della WTO, all'interno del quale gioca ormai da tempo un ruolo di primissimo piano: se nel 2001, quando Pechino entrò nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, la Cina deteneva il 4.3% delle esportazioni mondiali , l'anno scorso controllava ormai il 10.6% del totale, ed era diventata il primo esportatore al mondo. Ma di pari passo con il ruolo globale aumentano anche le controversie: la Cina era parte in causa in solo due delle 93 dispute sulle quali la WTO si è pronunciata tra il 2001 e il 2005; nei cinque anni tra il 2005 e il 2010, la Cina era coinvolta in 26 degli 84 casi presentati all'Organizzazione.

 

di Antonio Talia

 

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