Dazi antidumping sui tubi cinesi

Massimiliano Del Barba
MILANO
Lo Zollverein europeo alza le sue barriere contro il dumping dell'industria siderurgica cinese. La misura, presa ieri a Bruxelles dal Comitato 133, l'organismo che rappresenta i 27 governi dell'Unione nei negoziati commerciali internazionali, riguarderà per cinque anni i dazi sull'importazione di tubi senza saldatura dal paese del Dragone, balzelli che saliranno dall'attuale 25% al 39,2 per cento.
Una decisione (la quale tuttavia dovrà essere ratificata a settembre dal Consiglio europeo) dietro la quale si nascondo gli sforzi e le pressioni dell'esecutivo italiano, e in particolare del viceministro allo Sviluppo economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso, in prima linea nella difesa dell'industria dell'acciaio europea dalla concorrenza asiatica.
Il successo della linea italiana a tutela del comparto siderurgico trae origine dall'introduzione del cosiddetto principio della "minaccia di danno": si tratta della prima volta in assoluto che il threat of injury viene applicato per dirimere una controversia che interessa l'industria comunitaria e perciò potrebbe rappresentare un importante precedente anche per eventuali casi successivi. La Commissione ha inoltre espresso l'impegno a monitorare «attentamente» le condizioni del mercato al fine di rivedere i dazi, se le condizioni economiche e giuridiche dovessero consentirlo, «anche al rialzo».
Positivo il commento di Confindustria: «L'utilizzo di pratiche commerciali sleali, quali il dumping, da parte di produttori internazionali come la Cina è da condannare in ogni circostanza, ancor più oggi, in un momento in cui l'economia internazionale ha bisogno di apertura e di libera concorrenza per sostenere la crescita economica e uscire dalla crisi in atto», è stato il commento del vicepresidente per gli Affari internazionali, Paolo Zegna. «Apprezziamo l'operato del governo - ha continuato Zegna -, in particolare del viceministro Urso, che segue con attenzione e determinazione le istanze dell'industria. L'Ue, talvolta restia ad applicare queste misure, ha dato in questo caso prova di responsabilità e di coerenza, inviando un messaggio significativo, ossia che le regole stabilite a livello multilaterale debbano essere rispettate da tutti, soprattutto in tempi di difficile congiuntura come questi».
La linea degli industriali è chiara: si tratta di un orientamento al contempo efficace e innovativo poiché per la prima volta l'Europa scende in campo per far rispettare le regole del mercato a priori, senza cioè aspettare di sanzionare comportamenti sleali a danno ormai compiuto.
Tra i maggiori beneficiari delle misure vi sono innanzitutto il gruppo Tenaris Dalmine di Bergamo, il colosso italiano dell'acciaio, e a livello europeo imprese siderurgiche del calibro di Vallourec, Mannesman e Arcelor. «È un primo, positivo, passo di un processo decisionale più lungo e complesso che vedrà la sua fine a settembre - è stato il commento a caldo proveniente da Tenaris -. Si tratta tuttavia di un segnale incoraggiante, anche perché premia il lavoro e gli sforzi profusi nel raggiungimento di livelli di qualità alta nelle produzioni made in Europe».
Boccata d'ossigeno per le aziende siderurgiche - nonché per l'indotto di riferimento - anche da un punto di vista occupazionale: «La decisione del Comitato - ha infatti concluso Urso - salvaguarderà anche migliaia di posti di lavoro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

29/07/2009