Dazi antidumping in Cina

Per una volta, il mondo va alla rovescia. La Cina, che ha spesso costretto i partner commerciali a prendere contromisure per le sue enormi esportazioni, sta pensando di imporre tariffe "antidumping" alle importazioni da Stati Uniti, Europa e altri paesi di acido adipico, una sostanza usata nell'industria chimica per sintetizzare il nylon 6,6, una delle fibre più diffuse.
La notizia è stata pubblicata dalla Dow Jones, che cita fonti anonime «vicine alla situazione». Secondo l'agenzia di stampa, il ministero del Commercio di Pechino pubblicherà presto, forse lunedì, un rapporto secondo il quale diverse aziende straniere vendono in Cina sotto costo o comunque a un prezzo inferiore a quello di mercato (facendo dumping) il composto organico. Il rapporto permetterà a Pechino di ritenersi autorizzata ad applicare contromisure, in particolare tariffe comprese tra il 5% e il 10% del valore delle importazioni per cinque anni. Un precedente rapporto, pubblicato a giugno, suggeriva dazi tra il 16,8% e il 35,4% sull'import dagli Usa, tra l'11,3% e il 30,3% su quello dall'Unione europea, e tra il 6% e il 16,7% sulle merci provenienti dalla Corea del Sud.
Non è la prima volta, in realtà, che la Cina impone contromisure commerciali: le dispute con gli Stati Uniti si sono moltiplicate, negli ultimi tempi, in un botta e risposta di dubbia efficacia. Solo alcune trattative hanno permesso, giovedì scorso, di firmare un accordo tra i paesi per ridurre alcune barriere commerciali.
L'intesa non ha però risolto tutti i conflitti. Alle tariffe imposte a settembre dagli Usa sugli pneumatici, per esempio, la Cina ha risposto minacciando dazi su polli e parti auto e fissando dazi del 36% contro alcune fibre di nylon importate anche da Ue, Russia e Taiwan. E proprio ieri un comitato dell'International Trade Commission ha proposto tariffe del 100% sui tubi in acciaio venduti dalla Cina.

31/10/2009