DALLE VOCI DEI LEADER GUIDA AL MONDO CHE VERRÀ

Il mondo che verrà, terminati i brindisi di Capodanno e i pronostici a tavola, ha la forma di una nebulosa a uso e consumo di economisti e futurologi. Bolle che ritornano per scoppiare si scontrano con previsioni di economie lontane che fioriscono, la vittoria del renminbi è frenata dalla possibile ripresa del dollaro, mentre alla memoria del compianto Samuelson nascono e muoiono keynesiani di tutto il mondo.
Quella che proponiamo a partire da oggi è una navicella per attraversare il caos del dopocrisi, una guida d'orientamento per fare surf tra apocalittici e integrati, individuando - dall'economia alla finanza, dalla geopolitica alla politica internazionale - i percorsi da seguire per capire il 2010 che sarà.
L'economia è ripartita. Il sofferente 2009, etichettato da molti come l'anno della catastrofe, è uscito dal coma con tante ferite: la disoccupazione negli Stati Uniti, la difficile ripresa dei consumi in tutto l'Occidente e il mancato accordo di Copenaghen sull'ambiente.
Ma le promesse di guarigione ci sono. Le premesse anche: istituzioni forti (sebbene da riformare), governance condivisa (e da estendere ancora) e una chiara presa di distanza da tentazioni protezionistiche sono presupposti chiari per tutti i partecipanti della nostra prima puntata.
Il presidente della Commissione Ue Barroso fa il punto sulla necessità di un coordinamento forte di tutti gli stati membri per portare l'Europa a un ruolo di leadership; il direttore generale dell'Fmi Strauss-Kahn insiste sulla riforma del Fondo monetario internazionale come condizione necessaria per la futura stabilità economica globale.
Sul bisogno di multilateralismo nel ridisegnare le regole dei mercati mondiali insiste il finanziere George Soros, secondo cui il "protezionismo" con cui stati e autorità hanno gestito la crisi fino a ora, rischia di dissestare i mercati finanziari globali, mentre il professore di Harvard Martin Feldstein, già pilastro economico di Ronald Reagan, ci ricorda che abbandonare le lezioni dell'ex presidente americano e di Margareth Thatcher sarebbe troppo rischioso per i governi attuali.
Idee, provocazioni e proposte che provano a fare il punto sul 2009 in una prospettiva che ricorda il filosofo tedesco Hegel quando individuava nel negativo il momento del farsi del positivo. Quel percorso verso la ripresa è ancora in atto.
Dodici mesi di transizione che hanno messo in luce tutte le fragilità di un mondo vittima di un radicalismo globale che, dalla fede cieca nel mercato fino all'intolleranza religiosa e politica, avvelena speranze di cambiamento politico e progetti di riforma economica. La sfida è complessa perché in ballo non c'è la ripresa della speculazione finanziaria, la vittoria dell'economista più intelligente o del politico più illuminato. Come scrive Strauss-Kahn, la stabilità economica è «il fondamento per la pace, e la pace una precondizione indispensabile per i commerci e per una crescita economica sostenuta».
I tavoli di discussione ci sono e i protagonisti schierati. Evitare i tête-à-tête e i solipsismi sarà fondamentale per disegnare il nuovo mondo e per dare sostanza alle parole chiave emerse nel 2009 che, nate sulle bocche dei disoccupati di Detroit, hanno attraversato le fabbriche cinesi, le strade infuocate di Atene, le università italiane e i corridoi di Copenaghen. La sfida, come la ripresa, è appena cominciata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE PROSSIME PUNTATE

Con gli interventi di George Soros, Martin Feldstein, Dominique Strauss-Kahn e José Manuel Barroso, Il Sole 24 Ore dà il via a una serie di riflessioni che provano a disegnare le coordinate politico-ecomiche per il prossimo anno. Globalizzazione, crisi dei consumi, finanza sostenibile, democrazia in Medio Oriente, sono solo alcuni dei temi su cui si confronteranno nelle prossime puntate leader politici ed economici. Tra gli altri Martin Feldstein e Peter Singer.

PIL AMERICANO

-2,8%

Da un iniziale calo del 6,1% nel primo trimestre del 2009, il Pil americano si è lentamente ripreso nel corso del 2009 fino ad attestarsi su un dato di fine anno intorno al - 2,8 per cento. Ma il Pil tornerà a salire nel 2010, quando segnerà una crescita prevista tra il 2 e il 3,5 per cento.

PIL CINESE

+8%

Chiude il 2009 con un aumento dell'8% il Pil cinese. La crisi non ha dunque interrotto la corsa del Dragone. Sullo stesso valore la stima di crescita dal governo di Pechino per il 2010. Mentre gli economisti prevedono addirittura una crescita più vicina al 9 per cento.

PIL EUROPEO

-4,8%

PIL INDIANO

+ 6,1%

TASSO DI DISOCCUPAZIONE UE

9,2

TASSO DI DISOCCUPAZIONE USA

10%

TREASURY BOND DETENUTI DALLA CINA

800 miliardi

RISCHIO SOVRANO IN GRECIA

300 miliardi

24/12/2009