Dall'export all'auto Pechino brucia i tempi del secolo cinese

Tokyo si è già rassegnata a lasciare la seconda piazza sul podio del Pil mondiale a Pechino. Il sorpasso è ormai questione di settimane e alla fine del 2010, pronostica l'Fmi, la ricchezza nominale della Cina sarà di 5.263 miliardi di dollari, contro i 5.187 del Giappone. Gli Stati Uniti, a 14.704, restano lontanissimi. Ma proprio la crisi globale ha mostrato che quando gli altri arrancano o addirittura fanno passi indietro, la Cina al massimo rallenta la sua forsennata corsa. Con tassi di crescita doppi o tripli di quelli delle economie più avanzate, Pechino sta conquistando i vertici in tutti i campi, nonostante le macroscopiche sacche di povertà e arretratezza di un paese dallo sviluppo diseguale. Ma che al tempo stesso rappresentano enormi margini di crescita.
Nel 2009 la Cina è diventata il primo esportatore mondiale, ai danni della Germania. Nel settore dell'auto ha scavalcato il Giappone come primo produttore e gli Stati Uniti per vendite. Le sue banche e assicurazioni hanno scalato le classifiche mondiali. L'aeroporto di Pechino è stato l'unico grande hub ad aumentare il traffico passeggeri. La penetrazione di internet è triplicata negli ultimi quattro anni.
E ieri Pechino ha inviato un altro segnale, anche sul piano strategico, diventando il primo acquirente di petrolio saudita. Proprio davanti agli Stati Uniti, di cui Riad è da sempre il grande alleato e fornitore.
G.D.Do.

23/02/2010