Da Putin e Wen Jiabao una road map per il gas

Il premier russo Vladimir Putin non tornerà a mani vuote dalla visita di stato in Cina. Al secondo giorno di colloqui con il suo omologo Wen Jiabao gli accordi commerciali tra Mosca e Pechino sono già una quarantina, per un valore di 3,5 miliardi di dollari (di cui almeno 1,7 sotto forma di prestiti alle banche russe): una cifra che secondo gli esperti nelle prossime ore potrebbe lievitare di un altro paio di miliardi. Ma sulle forniture di gas – l'obiettivo più pressante per il Cremlino, alle prese con il calo della domanda europea – la delegazione tornerà a casa a mani vuote. O quasi. Sul prezzo di vendita, infatti, non c'è ancora nessun accordo, nonostante le prime trattative risalgano al 2002 e nonostante in passato siano stati firmati altri due Memorandum di intesa, nel 2004 e nel 2006.
A parole questa volta i due partner avrebbero fatto grandi passi avanti: da Pechino il vice di Putin, Igor Sechin, si è affrettato a comunicare che «per la futura cooperazione nel gas è stata firmata una precisa road-map, che mette nero su bianco esattamente quando verrà firmato il contratto e quando cominceranno le forniture». La prima scadenza sarebbe tra meno di un anno (nel giugno 2010), mentre il primo gas russo dovrebbe raggiungere la Cina verso il 2014-2015. Ulteriori dettagli sono arrivati per bocca dell'amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, anch'egli aggregato alla delegazione russa in Cina: il piano prevede la costruzione di due gasdotti, uno dalla Siberia occidentale, con una capacità di 30 miliardi di metri cubi, e l'altro dalla Siberia orientale, da 38-40 miliardi di mc. In tutto, 70 miliardi di mc, oltre un decimo dell'intera produzione russa e molto più di quanto attualmente acquistato dai clienti storici di Gazprom, tra cui la Germania e l'Italia (che dalla Russia ricevono rispettivamente circa 37 e circa 22 miliardi di mc l'anno).
Miller si è anche dilungato sulle potenziali nuove fonti di approvvigionamento: i giacimenti siberiani di Chayanda, il cui output secondo Miller sarà disponibile dal 2016, e quello di Kovykta, la cui licenza è oggetto di un lungo contenzioso, ancora irrisolto, con Tnk-Bp. «Ma tanto Kovytka non servirà fino al 2017», rassicura il ceo di Gazprom. E poi già dall'anno prossimo ci sarà il gas liquefatto di Sakhalin.
A smorzare gli entusiasmi ci ha pensato la controparte: il presidente di China National Petroleum Corp (Cnpc), Jiang Jiemin, che – messe da parte la diplomazia e la riservatezza degli orientali – non ha esitato a chiarire ai giornalisti che l'accordo proprio non c'è. Non solo sul prezzo, ma neppure sui volumi.
Per legarsi ai russi Pechino può permettersi ora di attendere. O quanto meno di dettare le condizioni. Da dicembre infatti entrerà in funzione una pipeline nuova di zecca, che per i prossimi trent'anni le porterà 40 miliardi di mc l'anno di gas dal Turkmenistan.
S.Bel.
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14/10/2009