Da Pechino 20 miliardi a Caracas

Roberto Da Rin
BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente
Venti miliardi di dollari in arrivo dalla Cina, una possente iniezione di denaro fresco nelle casse del governo di Caracas. Lo scambio è questo: un maxi finanziamento in cambio di un aumento delle forniture di petrolio verso Pechino.
Ieri, 19 aprile, era giornata di celebrazioni in Venezuela, l'anniversario del bicentenario dall'indipendenza dalla Spagna. Pochi a Palacio Miraflores, fino a qualche settimana fa, avrebbero sperato di poter festeggiare con un annuncio così eclatante. Invece è andata bene, benissimo per il caudillo che, nel pieno di una crisi di consensi, ha incassato un prestito miliardario.
«È il più grande mai concesso dalla Cina a un Paese straniero» ha tuonato Hugo. Che ora più che mai ha bisogno di liquidità per oliare la macchina elettorale in vista delle prossime elezioni legislative; fronteggiare la recessione economica (il nel Pil 2009 si è contratto del 3,3%); tamponare la piaga dei blackout energetici che continua a interrompere l'attività economica.
I termini del prestito non sono stati diffusi né dal Venezuela né dalla Cina. «L'unica certezza - spiega Boris Segura, analista di Rbs securities - è che a Caracas arriveranno tutti questi soldi e in cambio verrà inviato petrolio a Pechino». «Tutto il petrolio di cui la Cina può avere bisogno per consolidarsi come potenza mondiale è qui», ha detto Chavez.
Indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi in occasione della visita a Brasilia del premier cinese, Hu Jintao, evidenziano la chiara volontà del regime asiatico di creare società di servizi petroliferi in America Latina. Un'operazione che potrebbe infastidire le società nordamericane ed europee.
La strategia potrebbe inoltre essere facilitata dalla scelta di molte compagnie petrolifere occidentali che, negli ultimi tempi, hanno fatto un passo indietro in Venezuela: Exxon si è ritirata del tutto dal paese, mentre Royal Dutch Shell e Bp non hanno partecipato alle ultime gare d'appalto rifiutando il ruolo sempre più dominante di Pdvsa, la società petrolifera venezuelana.
La Cina ne ha approfittato e si è incuneata occupando gli spazi liberi. Al di là delle dichiarazioni rassicuranti della diplomazia asiatica si sono susseguite tensioni sottotraccia tra Pechino e Washington. Pochi giorni fa Michael Shifter, presidente del Dialogo interamericano, con sede nella capitale Usa, ha polemicamente dichiarato che ai cinesi «non interessa affatto l'irritazione degli Stati Uniti» e che «continueranno ad attuare politiche aggressive nel subcontinente».
Per la politica interna del governo venezuelano i dollari cinesi sono una vera e propria manna. Il dibattito sul ruolo di Simon Bolivar, el libertador, e sulle conquiste della revolucion bolivariana è un po' meno sterile, se accompagnato da iniezioni di sussidi e da una propaganda convincente: il populismo economico è un'arma che Chavez sa adoperare con molta destrezza.
Proprio nelle scorse settimane le milizie rivoluzionarie - giovani che cercano di rilanciare l'immagine del paese attraverso Facebook, Twitter e una propaganda capillare con sms e mail - hanno iniziato a rilanciare le chance di Chavez in vista delle amministrative di dicembre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'AVANZATA IN SUDAMERICA

L'accordo con Chavez
Il prestito da 20 miliardi di dollari promesso al Venezuela di Hugo Chavez è uno dei maggiori mai concessi dalla Cina. Secondo Chavez, l'accordo prevede «condizioni che non hanno nulla a che vedere» con quelle chieste dagli organismi di credito multilaterali
Cresce da parte di Pechino l'interesse nei confronti dei mercati latinoamericani e la volontà di rafforzare i legami con i grandi produttori di petrolio. Alla nuova apertura di credito da parte di Pechino corrisponde infatti l'impegno di Caracas nelle forniture di petrolio: Chavez ha ricordato come oggi il Venezuela invii in Cina 500mila barili al giorno che diventeranno 900mila da novembre. La Cina, fino a qualche anno fa esportatore di petrolio, è oggi il terzo importatore al mondo di greggio. Il Venezuela è il nono produttore mondiale
Pechino si è inoltre impegnata a fornire tecnologie per realizzare tre centrali elettriche
La nuova intesa si aggiunge al fondo da 12 miliardi di dollari che Pechino ha messo a disposizione di Caracas per infrastrutture ed edilizia popolare
Bric e Brasile
È della settimana scorsa l'accordo con il quale la Cina ha concesso un prestito di 10 miliardi di dollari al Brasile. Sempre in cambio di forniture petrolifere
Al vertice di San Paolo, il presidente brasiliano Lula da Silva ha sottolineato che i Bric rappresentano ormai il 16% del Pil mondiale e un mercato con il 40% della popolazione del pianeta
Nonostante la crisi economica internazionale il commercio bilaterale tra Brasile e Cina è cresciuto del 50% nell'ultimo anno

20/04/2010