Crisi Spratly, in arrivo "Squadra speciale buddista"

di Giovanna Di Vincenzo


Pechino, 14 mar.- Dopo navi militari ed elicotteri, nella crisi delle Isole Spratly interviene anche uno squadrone speciale religioso.  Mercoledì il Vietnam ha inviato nell'arcipelago una delegazione composta da sei monaci buddisti per rioccupare alcuni templi abbandonati dal 1975 e riprendere le attività religiose.

 

Il "plotone buddista" è solo l'ultima mossa per aggiudicarsi questo pugno di scogli, al centro di una contesa territoriale tra Vietnam, Cina, Brunei, Malesia, Filippine e Taiwan, che dura ormai da 40 anni. A giugno i toni tra Pechino e Hanoi si erano incendiati in seguito a una serie di operazioni marittime e sconfinamenti territoriali tra imbarcazioni. Il Vietnam, in particolare, accusava una nave cinese di aver tranciato i cavi per l'esplorazione di risorse energetiche posti sui fondali da una delle sue imbarcazioni.

 

Dopo esercitazioni militari e dichiarazioni intimidatorie, Hanoi tenta così la carta religiosa per affermare la sua sovranità sulle isole. La delegazione è partita dalla provincia meridionale di Khanh Hoa che ha  responsabilità amministrativa sull'arcipelago per conto del governo centrale di Hanoi. Secondo quanto riportato dalla BBC, i monaci sono stati inviati per gestire la ristrutturazione di tre grandi complessi di templi buddisti e di altri di piccole dimensioni, oltre che per fornire una guida spirituale alla esigua popolazione residente sulle isole, occupate per lo più da stabilimenti industriali e basi militari.

 

Ma dietro lo spirito di riconquista religiosa si celano ragioni economiche e politiche. Le isole Spratly sono ricche di risorse energetiche e petrolifere e sono rivendicate in parte o interamente dagli Stati coinvolti nella controversia. Anche gli Stati Uniti sono intervenuti sulla questione a giugno, dichiarando che la libera circolazione delle imbarcazioni nella zona costituisce "interesse nazionale americano".

 

La posta in gioco dal punto di vista politico è alta, elevati gli interessi nazionali in campo. Le motivazioni politiche sottese alla nuova strategia di Hanoi trovano conferma nelle parole di uno dei sei monaci buddisti della delegazione, Thich Giac Nghia, il quale dichiara di aver preso parte volontariamente alla missione per commemorare con le sue preghiere le "vittime che hanno perso la vita in quelle acque in nome della patria". Il monaco fa esplicito riferimento ai tre marinai vietnamiti che nel 1988 furono uccisi durante uno scontro con navi cinesi vicino alle sponde dell'arcipelago. 

 

Secondo alcuni media internazionali il Vietnam con l'invio della delegazione religiosa vuole convincere la comunità internazionale dell'esistenza di un legame culturale e storico con i territori reclamati. Il binomio "buddismo e rivendicazione" inoltre potrebbe gettare fuoco sulle recenti notizie di immolazioni da parte di monaci tibetani come segno di protesta contro Pechino. Le tensioni rimangono alte tra Vietnam e Cina, che rivendica totale sovranità sul Mar Cinese Meridionale e teme l'ingerenza di Paesi esterni nella risoluzione delle controversie.


 

©Riproduzione riservata