CRISI LIBIA, YUAN IN CALO

CRISI LIBIA, YUAN IN CALO

Pechino, 22 feb.- "Siamo preoccupati per i cittadini e gli affari cinesi in Libia, e speriamo che il paese possa riaffermare la stabilità sociale il più velocemente possibile": il portavoce del ministero degli Esteri cinese Ma Zhaoxu ha espresso nel pomeriggio di quest'oggi la posizione ufficiale di Pechino nel corso di uno dei consueti incontri con la stampa straniera, senza pronunciare apertamente parole di condanna verso la repressione scatenata da Gheddafi. La situazione libica sta avendo numerose ripercussioni sul quadrante cinese, tanto sul fronte politico che su quello economico: quest'oggi lo yuan ha registrato il calo più evidente delle ultime tre settimane a causa delle instabilità in Medio Oriente e nel Maghreb, che stanno aumentando i costi di importazione del petrolio e potrebbero rallentare la ripresa economica globale. Il prezzo del petrolio è salito del 9.6% raggiungendo quota 94.49$ a barile - il livello più elevato dall'ottobre 2008 - a causa delle rivolte scoppiate in Libia, che detiene le più ampie riserve di tutta l'Africa; la Banca centrale di Pechino ha reagito fissando il tasso di cambio di riferimento più basso delle ultime tre settimane (6.5772 contro il dollaro, -01% rispetto a lunedì) e in mattinata, presso la borsa di Shanghai, lo yuan era sceso dello 0.16% sul biglietto verde. 

 

La Cina, insomma, osserva preoccupata lo sviluppo della situazione nei paesi islamici, e si mostra particolarmente cauta sul fronte dell'apprezzamento della sua moneta. Ma la questione non è solo monetaria, e Pechino vanta in Libia interessi in diversi settori: l'agenzia di stato Xinhua ha reso noto oggi che circa mille operai cinesi sono stati costretti alla fuga dal cantiere edile della Huafeng Construction, nella città orientale di Agedabla, in seguito all'attacco scatenato da bande di uomini armati nel pomeriggio di domenica. Proprio a Pechino si è svolta stamattina una breve manifestazione di protesta davanti all'Ambasciata libica: una ventina di persone guidate dall'ex diplomatico Hussein Sadiq al Musraqi  hanno scandito per qualche minuto slogan contro Gheddafi; la polizia cinese ha successivamente chiesto ai dimostranti di abbandonare lo spiazzo e ha posto dei cordoni intorno alla rappresentanza diplomatica. Al Musraqi, ex secondo segretario della delegazione di Tripoli, ha rassegnato le dimissioni quattro giorni fa, dopo lo scoppio della rivolta. L'ex diplomatico in servizio in Cina aveva diffuso ieri la voce secondo la quale Gheddafi avrebbe già lasciato la Libia, smentita oggi dai media libici attraverso un video. 

 

di Antonio Talia

 

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