Consumi in crescita, pochi debiti: ecco perché credere a Cina e Brasile

Analisti e gestori ne sono convinti: se i mercati torneranno a sorridere nei prossimi anni bisognerà ringraziare loro, i Bric. Ovvero Brasile, Russia, India e Cina. Paesi le cui economie faranno da autentico motore d'avviamento dell'intero ciclo produttivo mondiale. Per questo le case di investimento sono d'accordo: puntare una parte, anche moderata, del proprio portafoglio sugli indici dei cosiddetti emergenti potrebbe essere una scommessa dal rischio controllato e con un rendimento atteso alto.
Basta guardare i numeri: a partire da inizio anno l'indice Msci World, in euro, ha guadagnato il 6,3%. Chi ha investito nel paniere dei titoli statunitensi (S&P500) ha visto rialzare le quotazioni appena del 3,8%. Chi invece ha creduto negli emergenti (Msci Emerging Markets) ha beneficiato di un'impennata del 36,8%. Un trend di crescita, quest'ultimo, che «potrebbe continuare stabilmente nei prossimi mesi», afferma Thomas Gerhardt, responsabile dell'area mercati emergenti di Dws Investments, del gruppo Deutsche Bank. E anche se non è da escludere che la forte volatilità possa implicare «flessioni anche del 20%» nel breve periodo, «le attese positive nel medio-lungo periodo rimangono intatte», aggiunge Gerhardt.
Oggi il potenziale maggiore lo mostrano in particolare Brasile e Cina. Proprio sull'ex Impero Celeste negli ultimi due mesi gli investitori sono tornati in massa a investire, dopo aver liquidato di fronte allo scoppio della crisi. È questo l'effetto collaterale – del tutto positivo – di una politica monetaria espansiva che ha fatto aumentare i volumi creditizi diretti alle imprese e le loro performance.
A sostenere la crescita futura saranno diversi fattori: tra questi, il progressivo sviluppo delle attività economiche locali, la domanda crescente di energia elettrica e la rapida implementazione del pacchetto di stimolo da 585 miliardi di dollari che ha rilanciato settori direttamente connessi al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale come le reti elettriche, l'edilizia o la salute. Uno sviluppo che ha riguardato soprattutto le infrastrutture: nei primi sei mesi del 2009 gli investimenti in reti ferroviarie, strade e autostrade, porti e aeroporti sono aumentati del 30,5% rispetto al 2008.
Le attese sono positive anche per quanto riguarda il Brasile, «la cui banca centrale detiene riserve per 200 miliardi di dollari, e gli elevati tassi di sconto (attorno al 10%) conferiscono un importante margine di azione per gestire la crisi. Anche l'inflazione, che ha sempre rappresentato l'elemento di maggiore debolezze dell'economia carioca, è oggi gestita positivamente. E lo stesso settore finanziario è in salute», dice Gerhardt. Insomma, quando le economie mondiali staranno per uscire dalla crisi, il Brasile ne sarà già fuori anche grazie alla ricchezza delle risorse nascoste nel sottosuolo. «E se è vero che le tensioni sociali interne si sono sostanzialmente acquietate nell'ultimo biennio – conclude il gestore –, oggi il paese è in grado di reagire alle difficoltà molto meglio di quanto avrebbe fatto nel passato. Senza contare che i processi demografici hanno portato alla nascita di una classe media benestante che potrebbe spingere in alto i consumi».
Luca Davi
luca.davi@ilsole24ore.com
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04/07/2009