CONGRESSO USA: "SPIONAGGIO CINA E' UN FLAGELLO"

CONGRESSO USA: "SPIONAGGIO CINA E' UN FLAGELLO"

Pechino, 5 ott.- L'acceso scontro commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina nelle ultime settimane si espande su un nuovo territorio, quello dello spionaggio industriale: in una tesa seduta che si è tenuta martedì presso la Camera dei Rappresentanti a Washington, il deputato Mike Rogers - presidente della commissione intelligence - ha riferito di continui tentativi cinesi per sottrarre agli USA segreti commerciali online, sostenendo che gli attacchi cibernetici "sono ormai giunti a un livello intollerabile".

Da Pechino, dove al momento i principali uffici pubblici sono chiusi per la tradizionale festività di ottobre, non è ancora giunta una risposta ufficiale. L'unico commento è affidato al portavoce dell'Ambasciata cinese a Washington Wang Baodong, che ha definito le accuse "irresponsabili": "Come vittima della pirateria informatica internazionale, la Cina è fermamente contro tali atti criminali - si legge nella mail di Wang - e lavora con la comunità internazionale per un cyberspazio più sicuro. La verità deve essere rispettata e le accuse contro la Cina devono cessare". 

Nel corso della seduta, Rogers ha sottolineato con toni duri che lo spionaggio cinese non sta bersagliando solamente il governo e l'esercito americano, ma anche "centinaia di società statunitensi": "Pechino ha scatenato una guerra commerciale contro noi tutti, e dovremmo unirci per esercitare pressioni affinché il governo cinese cessi tali comportamenti. Insieme ai loro alleati in Europa e in Asia, gli Stati Uniti posseggono adeguate capacità di persuasione diplomatica ed economica, che dobbiamo impiegare per porre fine a questo flagello".

"Nonostante molte società americane, tra cui Google, abbiano rivelato di essere state oggetto di attacchi informatici provenienti dalla Cina, molte altre sono rimaste in silenzio per timore di ulteriori atti di pirateria o di subire ritorsioni nelle condizioni di accesso al mercato cinese - ha proseguito il deputato repubblicano -, ma a porte chiuse i responsabili di queste società descrivono gli attacchi provenienti dalla Cina come dotati di un tale livello tecnico e di risorse talmente sofisticate che non potrebbero essere sostenuti se non da un'entità statale".

Da tempo, gli esperti di sicurezza sul web sostengono che hacker sostenuti o in qualche modo collegati al governo di Pechino sfruttano le falle di sistema per introdursi nelle reti delle più importanti società americane nei settori della finanza, della difesa e della tecnologia, così come nei network dei principali istituti di ricerca. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Google, che nel gennaio del 2010 accusò Pechino di un'ondata di attacchi informatici sferrata su reti di società e account email: l'accusa diede il via a un lungo braccio di ferro che culminò nella decisione del colosso di Mountain View di dirottare gli utenti cinesi sulla versione di Hong Kong del motore di ricerca, al fine di non sottostare più alla censura imposta dal governo cinese sul web. Una mossa che ha ottenuto solamente un effetto di immagine, in quanto i contenuti sgraditi alla Cina risultano comunque irraggiungibili. Nel maggio scorso, inoltre, il ministero della Difesa di Pechino aveva ammesso di aver schierato nel cyberspazio un intero squadrone militare allo scopo di migliorare le capacità difensive dell'Esercito popolare di liberazione (PLA) e prevenire gli attacchi esterni al suo network.

La questione dello spionaggio industriale sul web si inserisce in una settimana particolarmente tesa per le reazioni sino-americane: lunedì il Senato di Washington ha accettato di discutere una norma che, se approvata, consentirebbe di accusare applicare nuovi dazi sui prodotti cinesi, prodotti che secondo un vasto schieramento bipartisan ottengono un vantaggio sleale grazie alla deliberata manipolazione del valore dello yuan da parte del governo di Pechino.

 

di Antonio Talia

©Riproduzione riservata