CONFINDUSTRIA: FORUM INNOVAZIONE

CONFINDUSTRIA: FORUM INNOVAZIONE

Roma, 08 nov.- L'Italia sta imboccando una nuova strada: quella dell'internazionalizzazione basata sull'innovazione. Lo sostiene Diana Bracco, vice presidente di Confindustria, che ha voluto lanciare un messaggio ai tanti rappresentanti dell'imprenditoria italiana e cinese che hanno preso parte al Forum sull'Innovazione e la tecnologia che si è tenuto a Roma. Un appuntamento - cui hanno preso parte tra gli altri il ministro per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione Renato Brunetta, il ministro della Scienza e della Tecnologia cinese Wang Gang, il vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani, l'ambasciatore della repubblica popolare cinese in Italia Ding Wei, il direttore del ministero dello Sviluppo economico Andrea Bianchi,  il direttore generale del ministero dell'Ambiente Corrado Clini -  che molti non esitano a definire il più importante evento nell'ambito delle iniziative dell'Anno della cultura cinese in Italia, che mira a rafforzare la cooperazione e il dialogo tra i due Paesi.

 

E se il fulcro del tema è  l'innovazione e la tecnologia, i protagonisti di questa sfida sino italiana sono le piccole e medie imprese. "A soli due giorni di distanza del 40° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Cina – ha spiegato Renato Brunetta – questo incontro assume un significato simbolico e apre una nuova fase, una nuova era delle relazioni tra i due Paesi". Molti dei progetti in agenda sono nati qualche settimana fa in occasione della visita della delegazione italiana al parco dell'Expo: "l'Italia degli innovatori ha dato prova di grande professionalità e i cinesi hanno potuto apprezzare la qualità e la creatività di stampo italiano e la municipalità di Shanghai ha voluto incontrare personalmente le aziende italiane coinvolte nel progetto" ha aggiunto Brunetta che ha spiegato come anche il Dragone abbia lasciato un segno nella mente dell'Italia: "Abbiamo visitato numerosi centri di ricerca e parchi scientifici dove trovano applicazione le più innovative tecniche scientifiche". Poi il ministro ha concluso il suo intervento con una raccomandazione alle PMI italiane e cinesi: "Poche parole e  molti fatti. Scambiamoci i bigliettini da visita e lavoriamo insieme".

 

 

 Una posizione condivisa anche dal ministro Wang Gang: "Voglio vedere una maggior collaborazione tra il mondo dell'imprenditoria dei nostri due Paesi". Wang ha poi spiegato che nonostante il governo sia molto attento nei confronti delle tematiche legate all'innovazione e lo sviluppo, Pechino ha davanti a sé sfide difficili come quella taglio delle emissioni e del benessere di tutto il popolo. Sfide per cui chiede l'aiuto italiano. "In occasione del vertice sul cambiamento climatico che si è tenuto lo scorso anno a Copenhagen, il governo cinese ha deciso di ridurre del 40% le emissioni di Co2, ma non si tratta di una impresa semplice. Bisogna riorganizzare l'intero apparato industriale nazionale – ha spiegato Wang. I leader al governo hanno inoltre fissato il baricentro della loro politica nel benessere del popolo, raggiungibile solo attraverso un miglioramento del settore agricolo, del trattamento delle acque, dello sfruttamento dei campi coltivabili, dell'industria farmaceutica e della sanità. Si tratterebbe quindi di settori in cui l'ausilio delle tecnologie più moderne e dell'innovazione appare necessario. "La Cina proseguirà con la politica della porta aperta e le industrie italiane saranno sempre le benvenute" ha dichiarato Wang che in cambio di sostegno ha garantito il totale rispetto della proprietà intellettuale.

 

 

A fare eco ai due ministri è Antonio Tajani: "Ho incontrato la business community europea in Cina e ho suggerito loro di radicarsi sul territorio, imparando a muoversi meglio sul suolo e gli amici cinesi devono aiutarci a farlo. Ma nello stesso tempo, ciò che noi italiani dobbiamo fare è essere innovativi, non possiamo continuare a operare come facevamo 20 anni fa. Bisogna garantire alla Cina qualità e design europeo". Tajani ha poi dichiarato che qualche settimana fa, l'Ue ha presentato in Commissione la "strategia sulla politica sull'innovazione. "Ciò che proponiamo alle PMI non è solo di rappresentare un modello di innovazione, ma anche di originalità basata sul design e sulla capacità di saper presentare i nostri prodotti. E' questo ciò che Wang Gang vuole e con lui tutti i cinesi".

 

Tajani ha poi precisato che l'internazionalizzazione non ha nulla a che fare con la  "delocalizzazione" perché mentre delocalizzare  significa colpire al cuore la nostra industria, internazionalizzare significa esplorare i nuovi mercati, cooperare e rinnovare le proprie strutture. "Noi chiediamo all'Ue di investire sugli investimenti nel campo dell'innovazione fino al  3% sul PIL.". Ma perché puntare sull'innovazione è diventato un must  per ogni Paese? E' Andrea Bianchi, direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico a fornire una spiegazione: "All'indomani della crisi finanziaria è emerso che gli unici settori ad aver registrato una forte crescita sono stati quelli legati alle nuove energie e alle tecnologie più innovative. Questi progetti sono entrati quindi nell'agenda di ogni Paese industrializzato. Si tratta però di iniziative che richiedono un grosso investimento iniziale, hanno un grosso rischio di fallimento e necessitano dell'appoggio della pubblica amministrazione e della partnership tra pubblico e privato". Tre le grandi aree di traino individuate per lo sviluppo italiano: sostenibilità ambientale, sanità e tecnologie applicate (biotecnologie, smart materials, ecc). Queste, continua Bianchi, vanno integrate ai tradizionali settori dell'Aeronautica e della meccatronica in cui l'Italia eccelle. Saranno questi i campi che vedranno nascere e crescere la cooperazione tra Cina e Italia, una collaborazione che vedrà impegnate in prima linea università e PMI.

 

 

di Sonia Montrella

 

 

 

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