COMMERCIO: A TAIWAN LA "PORTA D'INGRESSO"

COMMERCIO: A TAIWAN  LA "PORTA D'INGRESSO"

Roma, 5 mag.- "Se Macao e Hong Kong sono le finestre tramite cui è possibile entrare in Cina, Taiwan ne è la porta d'ingresso". Così C. Y. Wang, presidente del Chinese International Economic Cooperation Association ha descritto lo scenario che si apre alle aziende italiane decise a investire nel Dragone nel corso della conferenza stampa del seminario sullo sviluppo e opportunità economiche e commerciali con Taiwan organizzato a Roma dall'Ice e dall'Ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia. La porta di cui parla Wang, invece, è il frutto dell'Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA) siglato nel giugno dello scorso anno da Pechino e Taipei allo scopo di facilitare gli scambi commerciali tra le due realtà asiatiche (questo articolo), grazie soprattutto alla riduzione o all'eliminazione di tariffe e restrizioni commerciali tra le due sponde dello Stretto su un'ampia gamma di beni. "Il nostro lavoro - ha dichiarato Amedeo Teti,  il Direttore generale per la politica commerciale internazionale del ministero dello Sviluppo Economico - è quello di cercare sempre nuovi spazi di sviluppo e di cooperazione. Avevamo individuato Taiwan già tempo fa, ma stavamo aspettando un segnale. Questo segnale è arrivato l'anno scorso con l'ECFA, a seguito del quale siamo partiti alla volta di Taiwan dove abbiamo concluso una Joint Declaration di cui la giornata di ieri rappresenta il primo passo". Una giornata,  fanno sapere i rappresentanti dell'Istituto per il Commercio Estero, in cui Italia e Taiwan hanno portato a casa importanti risultati volti a incrementare i rapporti commerciali tra i due Paesi. E se ieri le trattative hanno viaggiato su un binario politico, il simposio di oggi ha rappresentato un punto d'incontro tra il mondo imprenditoriale taiwanese e quello italiano.

 

Ma perché scegliere Taiwan per una partnership? E' ancora Teti a elencarne  i motivi: "Innanzitutto ci accomuna l'amore per le piccole e medie imprese, sul cui sviluppo il governo deciso di investire in modo massiccio. A questo proposito bisogna considerare che Taiwan offre diversi incentivi - a iniziare dalla copertura spese del soggiorno - alle aziende che vogliono recarsi sull'isola per vagliare le varie possibilità di investimento. Vi è inoltre la possibilità di realizzare una piattaforma per il Made in Italy". Inoltre, continua Teti, i taiwanesi hanno un grande senso del lavoro e sono contrari a ogni forma di contraffazione. Ed è su quest'ultimo punto che i relatori hanno insistito maggiormente fornendo come prova schiacciante il fatto che, a tale proposito, il governo di Taiwan abbia varato delle leggi che tutelino la proprietà intellettuale - uno dei principali punti deboli del Dragone – la cui applicazione è affidata a un apposito tribunale e alla polizia. Ma le ragioni per investire sull'altra sponda dello Stretto non finiscono qui: la forza lavoro taiwanese  è altamente qualificata (il 42,9% è laureato); Taiwan vanta un'imposta sulle attività commerciali tra le più basse del Sud-est asiatico (pari al 17% contro il 25% della Cina) e un'attenzione particolare all'R&D tanto che l'isola di Formosa è al primo posto per rapporto brevetti/numero di abitanti. "A causa delle sue dimensioni pari a un nono del territorio italiano, Taiwan può contare su risorse molto limitate" ha spiegato Fan Juan Pai del Dipartimento Servizi agli investimenti del ministero degli Affari Economici di Taiwan. "Ma ciò, ha continuato Fan, non gli ha impedito di crescere: nonostante la recessione globale, l'anno scorso il Pil del Paese è cresciuto del +10,82% e per quest'anno è previsto un ulteriore incremento del +5,4%. E sempre nel 2010 le esportazioni sono salite del +34,83% raggiungendo i 274,61 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono cresciute del +44,16% (251,37 miliardi)". Una forza economica, quella taiwanese, che proviene soprattutto dai settori dell'IPC e della telecomunicazione che hanno fatto dell'isola il regno della produzione di componenti per pc e oggetti high tech di tutto il mondo. "Una produzione che de-localizza anche in Cina e che fornisce beni a costi contenuti, ma di qualità" sottolinea Yin-Chen Evan Cou, CEO di DMP Electronics Inc.

 

E' in questo scenario che le aziende italiane ed europee trovano spazio, anche in prospettiva dei piani varati del governo di Taipei per sviluppare sei industrie emergenti - tra cui rientrano le energie alternative, l'agricoltura High-end, le biotecnologie, l'industria della cultura, il turismo e la cura sanitaria -; 4 Industrie emergenti Intelligenti – tra cui spiccano i veicoli intelligenti e la bioarchitettura -; e dieci Industrie di Servizi. Ma forse, nonostante i punti di forza della "provincia ribelle" che il Dragone tenta di riannettere nel proprio territorio, a far gola alle aziende italiane potrebbe essere soprattutto "il fattore Cina": l'opportunità di avere un partner privilegiato con cui riuscire a penetrare il mercato cinese e dar vita a una triangolazione commerciale. Un alleato simile sotto molti aspetti  all'occidente, ma allo stesso tempo abbastanza cinese da sapere come affrontare la burocrazia del Dragone. "L'ECFA ha aperto una nuova era commerciale non solo per i due Paesi che hanno siglato l'accordo, ma anche per il resto del mondo che trova in Taiwan una piattaforma privilegiata di accesso in Cina e in tutto il mercato del Sud-est asiatico" ribadisce ancora Fan, che spiega che dal dicembre del 2010 Taiwan ha accumulato in Cina investimenti  per 97,3 miliardi di dollari, concentrati perlopiù nei settori dell'elettronica, dell'informatica e del real estate.

 

Ma sebbene i presupposti siano più che positivi c'è ancora molto da fare per migliorare gli scambi e le opportunità di business tra Europa, Cina e Taiwan, dichiara Fredrik Erixon del Centro europeo per l'economia politica internazionale. In particolare a tal proposito Erixon suggerisce la creazione di un accordo di libero scambio di integrazione profonda che preveda tra le altre cose la totale eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie, l'abolizione delle restrizioni agli investimenti da parte di imprese estere, la riforma del settore dei servizi e una risoluzione delle dispute legali.  

 

di Sonia Montrella

 

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