COME LA CINA GUARDA ALL'EUROPA

COME LA CINA GUARDA ALL'EUROPA

Quella tra Cina ed Unione europea è una relazione complessa, fatta di arresti e ripartenze; in questi giorni, con la visita del vicepresidente cinese Xi Jinping in cinque nazioni europee (Belgio, Bulgaria, Germania, Romania e Ungheria) si sta registrando una fase ascendente. Nel corso del suo incontro col presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, tenutosi ieri a Bruxelles, Xi ha avuto modo di insistere su argomenti come la lotta al protezionismo, la cooperazione che trascende "le differenze di modelli di sviluppo e sistemi sociali" e l'interesse comune nella collaborazione tra i due giganti. Barroso, da parte sua, oltre ai convenevoli di rito, ha sottolineato che l'Ue continuerà nei prossimi cinque anni "a incrementare la partnership strategica con la Cina e a gestire i disaccordi con spirito responsabile". Con quali occhi la Cina guarda all'Europa? "Forse dal fallimento della costituzione, nel 2003, c'è un po' meno interesse verso l'Ue e un po' di  più verso gli Usa - dice una fonte diplomatica italiana ad AgiChina24 -, ma quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è l'emergere di una Cina ancora più forte". Sulla quale l'Europa potrebbe riacquistare charme proprio in questo periodo se, dopo la firma dell'Irlanda, anche gli altri Stati membri ratificheranno il Trattato di Lisbona. La Commissione europea, in una nota pubblicata nei giorni scorsi, ha invitato alla firma i paesi che mancano all'appello come la Repubblica Ceca (che in queste ore chiesto la clausola opting out, che la metterebbe al riparo da alcuni obblighi, sulla falsariga del Regno Unito) o la Polonia per "trasformare la consonanza di intenti in azione politica concertata e migliorare la governance economica dell'area dell'euro, riconoscendo formalmente l'Eurogruppo e il suo Presidente e rafforzando il ruolo di vigilanza della Commissione". Una mossa che, istituendo di fatto un "Ministro degli Esteri" dell'Unione europea, sarebbe capace di semplificare le relazioni con Pechino. Ma, di fatto, il 2008 è stato un annus horribilis per le relazioni Cina-Europa: dopo il fallimento del vertice di Lione del dicembre scorso,  dovuto all'incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy (all'epoca anche Presidente di turno del Consiglio europeo) con il Dalai Lama, il dialogo è ripreso solo con il vertice del 20 maggio a Praga,  concentrandosi su crisi economica e cambiamenti climatici. Poco prima del summit un discusso rapporto dell'European Council on Foreign Relations (importante think tank con base a Londra) aveva accusato la Vecchia Europa di essere ormai in una posizione di stallo nei confronti del Dragone, con i paesi Ue schierati per grandi linee su due fronti diversi - uno più critico e l'altro più accomodante - e uniti solo in un appoggio continuo alla Cina. "La strategia dell'Unione Europea verso la Cina è anacronistica - si legge nel dossier - basata com'è sul presupposto che, sotto l'influenza dell'Europa, Pechino liberalizzerà la sua economia, migliorerà la rule of law e democratizzerà la sua politica.(…). Il risultato è una politica che dà alla Cina accesso a tutti i benefici di una collaborazione con l'Unione Europea, economici e non, ma chiede ben poco in cambio. Alcuni paesi pungolano la Cina sulle questioni economiche, altri su quelle politiche, altri ancora su entrambe, qualcuno su nessuna". Sul fronte commerciale un altro rapporto, pubblicato dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina il mese scorso, aveva rimproverato senza mezzi termini Pechino di avere eretto numerose barriere protezionistiche negli ultimi 12 mesi, citando come esempio il settore turistico e alcune gare d'appalto scaturite dal piano di sostegno all'economia e, secondo il rapporto, riservate di fatto "solo a competitor cinesi". Secondo la Camera le esportazioni dell'Europa a 27 in Cina costituiscono solo lo 0.7% del PIL dell'Unione Europea; viceversa, le esportazioni del Dragone verso l'Unione ammontano al 7% del totale del PIL cinese in un anno. Nel 2008, inoltre ben il 20% del totale dell'export cinese ha avuto l'Europa come destinazione finale,  laddove gli Usa hanno costituito il 17% del totale e il Giappone il 9%, abbastanza - secondo la Camera - per concludere che "la Cina è importante per l'Europa; ma l'Europa è ancora più importante per la Cina". I prossimi mesi segneranno un'ulteriore schiarita nei rapporti Ue-Cina? Forse una chiave di lettura è quella fornita dallo studioso di geopolitica Parag Khanna nel suo libro "I tre Imperi": "Come forma più altamente evoluta di governante tra  Stati - scrive Khanna - l'Unione Europea è un'istituzione rivoluzionaria che detiene il potenziale per rovesciare la storica rotazione verso ovest della centralità geopolitica". Alla luce degli sviluppi sul Trattato di Lisbona, resta da vedere se l'Europa sarà capace di sprigionare questo potenziale e riguadagnare l'interesse della Cina.

Antonio Talia