Cinesi a caccia di grandi marchi e di tecnologie

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Beijing Automotive Industry Corporation scende in campo per rilevare Opel. Chongqing Changan Automobile tenta una timida avance con Ford. Geely è in prima fila tra i potenziali acquirenti di Saab.
La crisi dell'industria automobilistica mondiale ha proiettato all'improvviso alla ribalta i costruttori cinesi di quattroruote. I quali, mentre molte delle società occidentali che hanno scritto la storia dell'automobile barcollano sull'orlo del precipizio, potrebbero approfittare della situazione e giocare all'asso pigliatutto.
Vista dalla Cina, la crisi del settore automobilistico globale ha un che di paradossale. Nessuno oltre la Grande Muraglia si chiede perché, così all'improvviso, alcuni colossi internazionali del settore, che sembravano forti e inossidabili, si ritrovino a un passo dal fallimento. Per i cinesi il principio sacrosanto della «non ingerenza» nelle questioni altrui vale non solo in politica, ma anche negli affari.
La crisi c'è, e basta. Ciò che importa ai giovani e aggressivi costruttori del Dragone è che presto quei colossi oggi in pessima salute finiranno all'incanto sul mercato. E, se nella valutazione finale dei venditori contassero solo i quattrini, i cinesi sono gli unici al mondo che potrebbero comprarseli senza batter ciglio.
La partita, tuttavia, è molto più complessa. E i cinesi ne sono perfettamente consapevoli. Nel recente passato, spinto dal desiderio di globalizzarsi, qualche costruttore del Dragone ha provato a prendere la scorciatoia acquistando gli asset di alcuni produttori stranieri in crisi. Ma si è puntualmente scottato le mani. Il flop più clamoroso è stata l'acquisizione della coreana Ssangyong Motor da parte di Saic. E Nanjing Automotive Corporation (la vecchia alleata di Fiat in Cina) è riuscita a evitare il peggio dopo il colpo di mano su Mg e Rover solo grazie all'intervento provvidenziale della stessa Saic.
«Acquisire una società automobilistica straniera è un'operazione complicatissima sotto tutti profili: industriale, commerciale, manageriale, distributivo. Oggi non c'è società cinese del settore, neppure tra le più grandi, che sia in grado di farlo con una buona probabilità di successo», spiega il consulente legale di un gruppo automobilistico domestico.
Per questo motivo, al di là delle offerte formali e non presentate oltre Oceano nelle ultime settimane, i produttori del Dragone non sono realmente interessati ad acquistare per intero carrozzoni del calibro di Ford, Opel o Saab. Sarebbero incapaci di governarli. E rischierebbero di restare soffocati da grandi questioni che non sarebbero in grado di gestire: i sindacati, gli interessi locali, la politica.
Così, avendo fatto tesoro di una celebre frase di Bill Ford - «È facile costruire un'auto, ma è molto più difficile costruire un brand» - i cinesi in questa fase critica per l'industria globale delle quattroruote puntano ad altro. Non gli interessa acquisire nuova capacità produttiva: ne hanno già fin troppa dentro le mura di casa, e per di più a costi assai inferiori rispetto ai paesi industrializzati.
Ciò che gli interessa davvero sono i marchi, il know-how, le tecnologie, che i giganti dell'automobile hanno sviluppato in cento anni di storia. «Come in altri settori industriali, in questi ultimi anni i produttori automobilistici cinesi sono riusciti a costruire un buon hardware, ma continuano ad avere grossi problemi di software. Oggi hanno l'occasione per comprarlo a basso costo dagli stranieri. Ma prima di imbarcarsi in operazioni costose e rischiose, ci penseranno su cento volte», conclude il consulente legale.
ganawar@gmail.com

I PROTAGONISTI

L'assalto a Opel
Beijing Automotive Industry Corporation ha presentato un'offerta - rifiutata - per assicurarsi Opel.
Obiettivo Saab
La casa automobilistica cinese Geely è in prima fila fra i potenziali acquirenti del gruppo Saab.

29/05/2009