Cina verso un piano-bis di stimoli

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Rilanciare l'economia, sostenere la crescita e riportare gli operai a lavorare nelle fabbriche. A tutti i costi, anche di tornare a riaprire generosamente il portafoglio della spesa pubblica.
Oggi si apre l'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese che si riunisce una volta l'anno a Pechino. Nella storia recente del Paese, non era mai successo che il consueto esercizio di democrazia avesse una parola d'ordine tanto chiara e precisa: riportare su di giri i motori della congiuntura nel più breve tempo possibile. D'altronde, oltre venti milioni di emigranti tornati nelle campagne senza lavoro sono un problema serio. Il loro malcontento, sommato a quello dei giovani senza occupazione, degli imprenditori andati in fallimento, di coloro che non trovano più credito facile presso le banche, è una concreta minaccia per la stabilità sociale.
Già, perché nella Cina di oggi, quella che nel giro di pochi mesi ha visto andare in crisi il miracolo economico più prodigioso della storia dell'umanità, gli arrabbiati non sono solo i miserabili di sempre. All'improvviso, la crisi economica (che oltre la Grande Muraglia si sostanzia in un rallentamento del tasso di crescita dall'11 all'8%) ha scosso trasversalmente un Paese che, archiviata l'epoca della lotta di classe, si ritrova più che mai spaccato tra ceti sociali diversi e differenziati, accomunati da un solo referente: il Governo e la classe politica.
Mai come in questi ultimi mesi, il progetto "società armoniosa" proposto al Paese dalla Quarta Generazione di comunisti cinesi è stato tanto a rischio. Per questo motivo, la ripresa dell'economia è diventata una priorità, un'ossessione quotidiana per la nomenklatura, nonostante la Cina continui ancora ad espandersi a tassi impensabili per qualsiasi altra nazione del pianeta.
Per contrastare la crisi, lo scorso novembre Pechino ha varato un piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari. Trattandosi di investimenti infrastrutturali, finanziamenti a pioggia e incentivi fiscali, è ancora presto per dire se la cura ha avrà effetto oppure no. Frattanto, però, la raffica di riduzioni del costo del denaro operata dalla Banca centrale ha sicuramente riportato liquidità nel sistema, fornendo così una boccata d'ossigeno alle imprese. Insomma, i segnali sono confusi e contrastanti.
Tuttavia, la sensazione generale è che oggi, mentre il resto del mondo non scorge neppure lontanamente l'uscita dal tunnel, la Cina sia destinata a essere la prima a vedere la fine della crisi. Ma è giusto una sensazione, ancora scarsamente supportata dai dati macroeconomici (ieri l'indice del manifatturiero Pmi di febbraio è risultato in aumento per il terzo mese consecutivo), dall'umore del mondo imprenditoriale, e dalle dichiarazioni dei timonieri dell'economia cinese.
In questo misto di speranza e incertezza, è normale che vi sia molta attesa per il discorso con cui oggi Wen Jiabao aprirà i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Nelle ultime settimane, il premier cinese ha alternato dichiarazioni di cauto ottimismo sulla possibilità che il peggio per la Cina sia passato, a messaggi di preoccupazione sull'evoluzione e la durata della crisi finanziaria globale.
Secondo le indiscrezioni della vigilia, oggi Wen potrebbe annunciare al Paese il varo di un piano supplementare di stimolo all'economia in aggiunta al maxi-pacchetto da 600 miliardi di dollari annunciato lo scorso autunno. La sola ipotesi di un'altra pioggia di investimenti pubblici in arrivo ha messo le ali ai piedi alla Borsa di Shanghai, che ieri è salita di oltre il 6% registrando la migliore performance degli ultimi quattro mesi.
La prospettiva che Pechino possa fornire un ulteriore sostegno alla congiuntura piace anche agli stranieri, come dimostra il balzo in avanti della Borsa di Hong Kong (+2,5%) sulla quale affluiscono i capitali internazionali che puntano sulle società cinesi. La speranza comune è che, grazie alla determinazione (e ai soldi) del suo Governo, il Dragone riesca a risollevarsi in fretta e poi si tiri dietro il resto del mondo. Ma, forse, oggi sarebbe chiedergli troppo.
a pagina 39
Il rimbalzo dei mercati

FUORI DAL TUNNEL?

Il prossimo intervento
C'è grande attesa, oggi, per l'annuncio che il premier Wen Jiabao potrebbe fare in apertura dei lavori dell'Assemblea nazionale del Popolo: un nuovo piano di stimolo economico, dopo quello da 600 miliardi di dollari varato lo scorso novembre. La Borsa di Shanghai ha festeggiato salendo di oltre il 6%, così come quella di Hong Kong (2,5%), sulla quale affluiscono i capitali internazionali che puntano sulle società cinesi
Segnali di ripresa
L'indice Pmi che riflette le aspettative dei direttori acquisti in Cina ha fatto segnare un aumento a 49, da 45,3. Si tratta del terzo mese consecutivo di crescita e, anche se l'indice resta sotto quota 50 (il livello che separa l'espansione dalla contrazione dell'attività), è un segnale positivo. Tanto più che il sotto-indice relativo agli ordini dell'industria è tornato sopra quota 50. In questo momento la Cina è l'unico grande Paese che mostra timidi segnali di ripresa

05/03/2009