CINA, UE, ITALIA: IN VISTA DEL SUMMIT

CINA, UE, ITALIA: IN VISTA DEL SUMMIT

Un'Europa addormentata?
"La partita è cominciata", direbbe un all British come Sherlock Holmes anche se, a ben vedere, si tratta di una ripartenza: il summit Unione Europea- Cina che si terrà a Praga dal 20 maggio prossimo segna una ripresa dei dialoghi tra i due colossi dopo il fallimento del vertice di Lione del dicembre scorso, dovuto all'incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy – all'epoca anche presidente di turno del Consiglio europeo- con il Dalai Lama. Ed è proprio uno studio che molti osservatori ritengono permeato da un punto di vista smaccatamente British, pubblicato il 17 aprile scorso dall'European Council on Foreign Relations, ad accusare l'Unione Europea di incapacità nel sostenere un vero dialogo con la Cina, soprattutto a causa di una serie di divisioni e contraddizioni tra gli stati membri. Secondo John Fox (ECFR Senior Policy Fellow), François Godement (ECFR Policy Fellow e direttore del Centre Asie di Sciences Po) e gli altri studiosi del prestigioso think-tank la Vecchia Europa è in una posizione di stallo nei confronti del Dragone, con i paesi Ue schierati per grandi linee su due fronti diversi – uno più critico e l'altro più accomodante- e uniti solo in un appoggio continuo alla Cina. "La strategia dell'Unione Europea verso la Cina è anacronistica- si legge nello studio - basata com'è sul presupposto che, sotto l'influenza dell'Europa, Pechino liberalizzerà la sua economia, migliorerà la rule of law e democratizzerà la sua politica.(…). Il risultato è una politica che dà alla Cina accesso a tutti i benefici di una collaborazione con l'Unione Europea, economici e non, ma chiede ben poco in cambio. Alcuni paesi pungolano la Cina sulle questioni economiche, altri su quelle politiche, altri ancora su entrambe, qualcuno su nessuna". Il rapporto ha suscitato parecchio fastidio negli ambienti dell'Unione Europea: "Lo abbiamo trovato molto pedagogico, un po' noioso- dice un funzionario economico della delegazione della Commissione Europea a Pechino- e forse un po' ingiusto verso il grande lavoro diplomatico per rinvigorire il vertice di Praga dopo il fallimento di Lione". Quali sono gli argomenti di cui si tratterà nella capitale ceca? "Sicuramente l'energia e il cambiamento climatico – risponde il funzionario- e, ovviamente, dovrebbero essere previsti dei dialoghi di argomento economico-finanziario".
L'Italia: un "mercantilista accomodante"
Il vertice, l'undicesimo del suo genere, viene organizzato dalla Presidenza dell'Ue insieme alla Commissione; uno stato membro come l'Italia, quindi, non partecipa direttamente ma apporta il proprio contributo nella fase preparatoria. Ma anche sul fronte italiano il dossier Fox/Godement ha suscitato diverse perplessità. All'interno della galassia Ue il nostro paese viene fatto ricadere nella categoria dei cosiddetti "accomodating mercantilists", ossia quelle nazioni europee i cui rapporti politici con la Cina sono caratterizzati da considerazioni di tipo economico. Gli "accomodating mercantilists" guardano alle procedure anti-dumping come a strumenti utili, si oppongono all'eventualità che Pechino possa dichiararsi economia di mercato in seno al WTO- una mossa che consentirebbe di bloccare queste pratiche anti-dumping- ma, pur essendo pronte a erigere barriere protezionistiche, non hanno nessuna intenzione di confrontarsi con il Dragone su questioni politiche. Fox e Godement, poi, per completare il quadro dello Stivale citano "l'enorme aumento delle merci contraffatte in Italia" e "il bestseller del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che invoca misure contro la Cina". "Come sempre le semplificazioni sono utili, ma non sono precise" dice una fonte diplomatica italiana. "È vero che il nostro paese in determinati settori subisce più di altri la concorrenza cinese. Ma affermare che l'Italia abbia una posizione strategica diversa da quella di altri mi sembra di poterlo negare. Alcune nazioni europee, tra cui per esempio la Gran Bretagna, hanno una maggiore visibilità su alcuni temi, come i diritti umani, perché intrattengono un dialogo bilaterale. Ma non credo affatto in un trade off: dire che l'Italia è disposta a cedere su altri settori per difendere i propri interessi economici non corrisponde al vero, e significa banalizzare le nostre relazioni con la Cina".  E un'altra fonte diplomatica smentisce un'ulteriore voce del dossier, secondo cui Pechino avrebbe re-innalzato delle barriere informali all'ingresso di capitali stranieri: "Non vedo questo rialzo protezionistico al momento. I cinesi, poi, guardano con molto interesse all'Europa su due settori nei quali l'Italia può dire la sua: il sistema sanitario e il controllo della qualità dei prodotti. In entrambi i casi sono consci della gravità dei problemi, perché il controllo qualità si ripercuote anche sull'immagine del paese all'estero e sulle esportazioni, mentre la questione sanitaria incide sulla carne viva dei cittadini. Ma la verità è che sono bloccati da una ragnatela di attribuzioni per cui non si capisce esattamente quale organismo debba fare cosa. Il modello sanitario italiano, che secondo l'OMS è tra i migliori al mondo, viene seguito con attenzione. Per il resto, noi italiani siamo istintivamente simpatici ai cinesi, ad esempio non abbiamo cattive eredità coloniali. Siamo entrambi due superpotenze culturali: gli studenti cinesi in Italia aumentano, quelli italiani in Cina, faticosamente, anche. E devono diventare molti di più. Poi, è chiaro che una questione come quella della proprietà intellettuale sia estremamente irritante.  Ma è necessario discutere anche di questi argomenti senza invocare il muro contro muro".
2008: annus horribilis
Il 2008 è stato un anno estremamente complesso per i rapporti UE-Cina: sono in molti gli osservatori che, con buona pace di Fox e Godement, ritengono che il vertice di Praga potrà sì servire a discutere di argomenti fondamentali come i cambiamenti climatici, ma soprattutto come segnale che la crisi nelle relazioni è acqua passata. "Forse dal fallimento della costituzione, nel 2003, c'è un po' meno interesse da parte cinese verso l'UE e un po' di  più verso gli Usa- dice la seconda fonte-, ma quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è l'emergere di una Cina ancora più forte". E sul fronte italiano? "Il nostro interesse ora è tutto rivolto verso la missione cinese d'acquisto in Italia" dice ad AgiChina24 il terzo funzionario. "Vogliamo a tutti i costi ospitarla il prima possibile e abbiamo avviato una riflessione interna per capire quali sono i settori da promuovere. Poi, è plausibile che la Cina dichiari l'economia di mercato.  Ma quando e in che termini è tutto da vedere".