Cina: Standard & Poor's conferma rating 'A+' con outlook stabile

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 12 gen - Standard and Poor's ha confermato i rating della Cina a 'A+ sul lungo termine e 'A-1+' sul breve con Outlook stabile. A fare da sostegno al merito di credito della Repubblica Popolare sono l'ampio surplus delle posizioni sull'estero, il forte potenziale di crescita e il modesto debito pubblico. Questi punti di forza controbilanciano - spiega S&P - le rilevanti passivita' che potrebbero emergere nel settore bancario se l'economia dovesse incorrere in un prolungato rallentamento. Un altro punto di debolezza della Cina e' il ricorso a strumenti amministrativi, quali il controllo diretto del credito, per la gestione macroeconomica. Nelle previsioni di Standard and Poor's, comunque, la posizione netta verso l'estero della Cina dovrebbe essere superiore al 120% delle entrate delle partite correnti e questo dovrebbe limitare le ricadute da eventuali altri shock economici o finanziari. Inoltre in Cina sono continuate nel periodo di crisi globale le riforme strutturali, normative e nel settore finanziario, che dovrebbero permettere al trend annuale di crescita del Pil di restare a circa l'8% nel prossimo decennio. Resta significativa anche la flessibilita' di bilancio. Nel 2009-2010 il deficit pubblico dovrebbe essere superiore al 3% del Pil, ma con il progressivo ritiro delle misure di stimolo introdotte per far fronte alla crisi, il deficit dovrebbe scendere a partire dal 2011. Il debito pubblico e' invece previsto vicino al 18% del Pil alla fine del 2011, ben al di sotto del 30% previsto in media per i rating sovrani 'A'. Tra i rischi ("moderati") in cui potrebbe incorrere la Cina, S&P indica quelli derivanti da un prolungato periodo di rallentamento dell'economia, che potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza di molto imprese pubbliche, solo in parte ristrutturate e pesantemente indebitate. E' probabile che in un tale frangente il Governo assorbirebbe una parte significativa delle perdite che ne deriverebbero per le banche locali, con ricadute negative per i conti pubblici.