Cina sempre più leader anche nella ricerca

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Ricca, competitiva, lungimirante. È questa la Cina che si avvia al giro di boa del 2010, l'anno in cui la superpotenza asiatica supera il Giappone e diventa la seconda potenza economica mondiale.
Ricca al punto da potersi comprare cospicui pezzi di debito sovrano in giro per il mondo. Dopo essere diventato il principale finanziatore straniero degli Stati Uniti (a fine ottobre deteneva in portafoglio 907 miliardi di dollari di Treasury Bond), negli ultimi tempi il Dragone è andato provvidenzialmente in aiuto anche di altri paesi con i conti in profondo rosso. Prima è stato il turno della Grecia che, dopo la drammatica crisi debitoria della scorsa primavera, è stata messa sotto tutela finanziaria da Pechino. Ora è la volta del Portogallo, cui la nomenklatura rossa ha già promesso un sostegno incondizionato per scacciare i fantasmi del default.
Competitiva perché, nonostante il consistente aumento registrato dai salari negli ultimi due anni (per alcune multinazionali il costo del lavoro è aumentato di oltre il 50%) e il generale peggioramento delle condizioni di business lamentato dalle società straniere, la Cina resta a tutt'oggi il posto al mondo dove è più conveniente produrre beni di consumo.
Per due ragioni. La prima è che impossibile replicare una piattaforma manifatturiera in grado di offrire un costo dei fattori, una professionalità della forza lavoro, una qualità delle infrastrutture e delle reti logistiche, un'efficienza della supply chain, come quella cinese. Oggi, e per lungo tempo ancora, non c'è paese emergente dotato di questa combinazione magica che, nell'arco di vent'anni, ha consentito alla Cina di attirare complessivamente oltre la Grande Muraglia qualcosa come 1.500 miliardi di dollari di investimenti stranieri.
La seconda ragione, forse, è più forte della prima: lo sterminato mercato interno cinese, dopo essere stato per secoli un miraggio irraggiungibile per i mercanti occidentali, sta finalmente diventando una realtà concreta.
Lungimirante al punto di essere diventata un polo di attrazione per la ricerca e sviluppo a livello globale. Dopo aver sfruttato per due decenni l'immensa "rendita tecnologica" degli investimenti stranieri, qualche anno fa Pechino ha deciso di cambiare rotta e di mettersi a produrre innovazione dentro le mura di casa.
Il risultato è che oggi la Cina si prepara a superare il rivale giapponese anche su un altro fronte: quello della ricerca e sviluppo. Secondo quanto rivela uno studio di Battelle Memorial Institute, nel 2010 Tokyo e Pechino hanno investito nell'attività di R&D più o meno le stesse risorse, cioè circa 142 miliardi di dollari. Ma l'anno prossimo, avverte il think tank no profit americano, le spese cinesi in scienza e tecnologia balzeranno a 154 miliardi, mentre quelle nipponiche resteranno pressoché invariate.
In questo clima virtuoso, ieri Standard & Poor's ha concesso alla Cina quella che potrebbe essere l'ultima promozione del 2010. L'agenzia di valutazione del debito ha alzato il rating di Pechino sul credito sovrano a lungo termine da A+ ad AA-, spiegando che la decisione è stata ispirata da due fattori: le prospettive di crescita economica del Dragone e la sua stabilità finanziaria.
La Cina vanta numeri macroeconomici di prim'ordine. La sua posizione fiscale è solidissima, grazie a un debito pubblico di dimensioni contenute: le statistiche ufficiali parlano del 20% del prodotto interno lordo; tuttavia, secondo alcuni analisti, aggiungendo l'esposizione delle amministrazioni locali (un autentico buco nero nella finanza pubblica cinese), il debito complessivo arriverebbe al 40% del Pil, che è comunque poca cosa rispetto al Giappone, agli Stati Uniti e a molti Stati europei.
La sua posizione sull'estero è ampiamente positiva, grazie alle colossali riserve valutarie accumulate negli ultimi anni (2.650 miliardi di dollari a fine settembre) e a un indebitamento internazionale quasi inesistente. Le sue prospettive di crescita economica restano brillanti: salvo sorprese, infatti, anche nel 2011 la congiuntura del Dragone continuerà a espandersi a un tasso vicino al 10 per cento.
Un fatto è certo: di questi tempi, guardare Pechino da Washington o da Bruxelles c'è da schiattare d'invidia.
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I numeri del fenomeno cinese


Il Pil


Dopo il sorpasso del Giappone, quest'anno,la Cina si lancia all'inseguimento degli Stati Uniti come prima economia al mondo. Gli Usa sono ancora lontanissimi, ma per gli analisti il gap potrebbe essere colmato in qualche decennio, grazie ai sostenuti ritmi di crescita della Cina, che anche nel 2011 dovrebbe espandersi a un tasso dell'11 per cento.

I conti pubblici


A differenza delle economie avanzate, la Cina non ha problemi di debito pubblico: le statistiche ufficiali parlano del 20% del Pil, anche se secondo alcuni analisti, aggiungendo l'esposizione delle amministrazioni locali, il debito complessivo arriverebbe al 40% del Pil. Comunque poca cosa rispetto al Giappone, agli Stati Uniti e a molti Stati europei

Le riserve


Nei forzieri della Cina c'è una dote colossale di riserve valutarie in moneta estera, un ammontare che ha raggiunto quota 2.650 miliardi di dollari a fine settembre. Una dote in continua crescita: solo a settembre, infatti, le riserve valutarie cinesi sono aumentate di quasi 100 miliardi di dollari rispetto al mese precedente.

Il debito Usa


Pechino è il primo detentore di titoli di stato statunitensi e il primo finanziatore del debito pubblico americano. Negli ultimi mesi la Cina ha offerto copertura finanziaria anche ai paesi dell'Eurozona con i conti in crisi. Come Grecia e Portogallo, ai quali ha assicurato pubblicamente sostegno. Ma la Cina ha investito anche in bond spagnoli

L'export


Se il traguardo di prima economia al mondo è ancora lontano, quello di primo esportatore è stato tagliato già nel 2009, quando la Cina ha scavalcato la Germania. La potenza commerciale di Pechino, sostengono però i suoi critici, è sostenuta da una politica monetaria che tiene artificialmente basso lo yuan

La ricerca


La rapida ascesa economica è assistita dalla decisa politica di investimenti in Ricerca e sviluppo. Quest'anno la Cina raggiungerà il Giappone, a circa 142 miliardi di dollari di spesa, e nel 2011 lo staccherà, restando sola al secondo posto dietro agli Stati Uniti. Nei primi sei mesi del 2010, i brevetti cinesi in Europa e Usa sono aumentati del 30%

1.500 miliardi di dollari

Negli ultimi vent'anni il tessuto economico cinese ha attratto un flusso costante di investimenti stranieri che ne ha permesso lo sviluppo da record


16,4 miliardi di euro

Il deficit commerciale italiano nei confronti della Cina ha raggiunto quota 16.400 milioni di euro nei primi dieci mesi dell'anno



17/12/2010