Cina: rialzo tassi e' un "segnale" di possibile svolta monetaria

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 27 dic - Tassi attivi (prime rate) a un anno pari al 5,81% (meno di un punto sopra al livello di inflazione pari al 5,1% in novembre) e tassi passivi al 2,75%: sono questi i nuovi tassi di riferimento fissati dalla Banca Centrale cinese nel week end. L'aumento su entrambi i fronti e' dello 0,25%. Anche il costo dei mutui e' stato elevato dello 0,25% si livelli pari al 3,75% sotto ai 5 anni e al 4,30% per scadenze superiori.
Finora le Autorita' di Pechino, per contenere l'inflazione (+ 5,1% annuo in novembre con + 12% sui prezzi alimentari) avevano optato soprattutto sull'aumento delle riserve obbligatorie (sei successivi rialzi in un anno) ma avevano fatto un utilizzo molto moderato della leva dei tassi (il precedente rialzo dello 0,25% risale a ottobre) per non frenare la crescita. Secondo le prime interpretazioni degli analisti l'ultima operazione ha il significato di un segnale ai mercati che le condizioni potrebbero farsi piu' dure nei prossimi mesi. Comunque in conti sono presto fatti: piuttosto che mettere i soldi in banca, e vedere eroso il capitale dall'inflazione, il consumatore cinese ha tuttora un evidente interesse a indebitarsi e comprare una casa o altri beni. Mentre il costo reale (al netto dell'inflazione) del denaro per le imprese che hanno accesso al credito resta pari allo 0,75%. Difficile considerare il tutto come una classica "stretta" monetaria.