CINA PROTAGONISTA DEL FORUM DI DAVOS

 

Roma, 27 gen.- A Davos riflettori puntati sul Dragone. E' la Cina infatti a dominare l'agenda del 41° forum economico mondiale  – che si concluderà domenica - inaugurato mercoledì nella città svizzera. Focus soprattutto sul ruolo del gigante asiatico nello scenario economico internazionale in veste di attore emergente. Dopo aver mantenuto per tutto il 2010 un tasso di crescita a due cifre e aver strappato al Giappone il titolo di seconda potenza economica al mondo, la Cina  – sembrano sostenere i circa 2.500 partecipanti al meeting – non può più essere etichettata  come una nazione in via di sviluppo.  "Dovremmo eliminare dal nostro lessico espressioni come 'emergente' e  'Paese in via di sviluppo'" ha  dichiarato Martin Sorrel direttore generale del gigante del settore della consulenza WPP Group.

 

Appropriato o meno, Pechino rientra formalmente nel "BRIC", acronimo con cui si indicano le nuove economie emergenti formate da Brasile, Russia, India e naturalmente Cina. E sono proprio questi ultimi – è emerso in tutta chiarezza  a Davos -  ad aver trainato la ripresa economica e l'aumento dell'occupazione, mentre gli Usa ancora stentano a rialzarsi dalla crisi finanziaria e l'Europa cerca di tenere a bada la crisi del debito. "Quello che sta veramente succedendo - ha detto il presidente del colosso indiano del software Wipro, Azim Premji - è che i Paesi emergenti in dieci anni saranno come, o addirittura, più grandi degli Usa in termini economici". Con le potenze occidentali che rallentano e quelle in via di sviluppo che spingono il piede sull'acceleratore "gli equilibri del potere economico stanno cambiando" ha aggiunto Azim. Un'opinione condivisa anche dall'ex vice governatore della Banca centrale cinese e ora economista del FMI, Zhu Min: "In questi Paesi, soprattutto in Cina, la crescita è davvero forte. Alla fine del 2011 il PIL cinese si aggirerà attorno al 9% mentre quello indiano si attesterà all'8%".

 

E mentre l'Oriente cresce, il mondo del lavoro si sposta ad est. "Ciò che manca in Occidente è il 'senso di urgenza' riguardo la disoccupazione. Un problema che diventa ancora più grave se si pensa ai giovani le cui abilità sono sempre più spesso lontane da ciò che viene richiesto da un mercato del lavoro in continua trasformazione" ha osservato Arianna Huffington, co-fondatrice e editore del sito web The Huffington Post news. Una tesi su cui hanno concordato la maggior parte dei CEO presenti al forum, convinti  ormai che il mercato del lavoro si sia attualmente spostato a Oriente. "In termini di crescita quantitativa, non penso che l'Occidente possa fare qualcosa" ha aggiunto Lars Olofsson, direttore generale di Carrefour. La posizione dei CEO trova conferma in un sondaggio condotto da PricewaterhouseCooper  e reso noto alla vigilia del forum, secondo cui il 92% dei 1200 direttori generali di istituzioni finanziarie intervistati non solo ritiene che la ripresa sarà guidata dai nuovi attori, ma prevede un incremento delle attività delle proprie aziende in Asia.

 

 

Di Sonia Montrella

 

 

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