Cina: prepara vertice monetario con 'troika' UE

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 04 ott - Rivalutazione dello yuan e apertura dei mercati cinesi alle imprese europee: sono questi i due punti chiave degli incontri stasera e domani fra la 'troika' dell'Eurozona (Juncker, Trichet e Rehn) e ministro delle finanze Xie Xuren, banchiere centrale Zhio Xiaochuan e premier Wen Jiabao. Di certo si sa solo che Pechino acquistera' titoli pubblici greci, con grande sollievo di Atene e dell'Eurogruppo. Questa sera ci sara' un primo assaggio del minivertice economico-monetario con le autorita' cinesi che Eurogruppo e Bce hanno messo in piedi a margine della riunione Ue-Asem: Jean Claude Juncker (Eurogruppo), Jean-Claude Trichet (Bce) e Olli Rehn (Commissione) incontreranno gli equivalenti cinesi (ministro delle finanze e banchiere centrale), domani incontreranno al mattino presto il premier Wen Jjabao. Una decina di giorni fa Juncker aveva fatto una mezza autocritica affermando che negli ultimi due anni la voce dell'Eurozona era stata troppo debole nei confronti di Pechino. A pochi giorni dalla riunione del G7 a Washington e a poco piu' di un mese dalla riunione del G20 a Seul, l'unione monetaria cerca di farsi sentire nel momento tornano in scena le svalutazioni competitive (Usa) o i freni unilaterali alle rivalutazioni (Giappone) e mentre e' piuttosto generalizzata l'insoddisfazione e la preoccupazione per quella che a Bruxelles e non solo a Washington viene apertamente considerata una manipolazione del cambio dello yuan da parte delle autorita' cinesi. E' vero che il motivo della prudenza europea sta nel fatto che l'Europa non e' disponibile ad avventurarsi sul terreno scelto dal Congresso americano che ha appena approvato una legge che permette di introdurre dazi doganali sui prodotti importati da paesi che hanno la valuta sottovalutata (la legge deve ancora passare dal Senato).
Inoltre, da meta' 2008 mentre lo yuan e' rimasto agganciato al dollaro fino a giugno (da allora la fluttuazione ha dato risultati molto limitati, con un apprezzamento sul dollaro del 2%), l'euro e' passato da 1,60 dollari a 1,20 in giugno. Dal 7 giugno, quando l'euro ha toccato il minimo sul dollaro a 1,18, e' ripartita la corsa verso l'alto, fino alle quote di quest'ultimo periodo in area 1,37 dollari (l'euro continua a essere paradossalmente insensibile ai timori prima per Grecia e Spagna, poi per l'Irlanda). L'opinione non detta esplicitamente ma fatta filtrare in diverse occasioni da vari funzionari che seguono a Bruxelles le politiche di cambio, e' che l'euro sia una variabile dipendente rispetto alle valute principali. Di qui il richiamo che fara' la 'troika' Eurozona alle autorita' cinesi affinche' si assumano fino in fondo la responsabilita' di garantire un "ordine" nel mercato dei cambi. A Bruxelles e' presente anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, che sta lavorando a un accordo con la Cina per proporre un 'gruppo di contatto' del G20 sui cambi, una carta da giocarsi all'avvio della presidenza francese del Gruppo. I discorsi si intrecciano, ma, hanno indicato diplomatici Ue, dalle due riunioni di oggi e domani non dovrebbe uscire nulla su eventuali intesi per il futuro.
L'altro aspetto chiave per l'Eurozona (e la Ue nel suo complesso) delle relazioni con la Cina riguarda l'apertura dei mercati: governi e mondo dell'impresa sono sempre piu' preoccupati per il deterioramento delle condizioni del business in Cina. In una lettera al presidente Ue Herman Van Rompuy e al presidente della Commissione Jose' Barroso, il responsabile di Business Europe Philippe de Buck ha ricordato come "politiche di innovazione, certificazione e licenze obbligatorie, trasferimenti diretti di tecnologia da parte dello stato, discriminazioni negli appalti restringono la capacita' delle imprese europee di condurre il business in condizioni di equita'". BusinessEurope giudica inaccettabile, per esempio, che la soglia per le gare sia superiore del 50% rispetto a quelle praticate dai paesi che hanno sottoscritto l'accordo sugli appalti pubblici (peraltro gli organismi sub-governativi, le imprese statali e una parte del settore costruzioni non sono coperti da queste regole). Inoltre sta emergendo un altro conflitto: a luglio il governo ha deciso di ridurre la quota di materie prime rare esportabili con effetti negativi sull'industria europea (in termini di aumento dei prezzi e blocchi di fornitura). In particolare c'e' allarme per l'industria a tecnologia verde come la nuova generazione di turbine o i bulbi fluorescenti.