Cina: nel dialogo con Washington restano divergenze

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 25 mag - Nessuna svolta, nessun passo decisivo in avanti. Il Forum di "dialogo strategico ed economico" fra il governo cinese e una delegazione americana di massimo livello di oltre 200 persone guidata dal segretario del Tesoro Timothy Geithner e dal segretario di Stato Hillary Clinton potra' concludersi nel pomeriggio con una dichiarazione congiunta che al momento non promette fiammate. Un primo comunicato diramato dal dipartimento del Tesoro saluta i progressi nelle discussioni bilaterali sui dossier commerciali e degli investimenti apprezzando l'impegno cinese a ridurre gli ostacoli alle importazioni di prodotti americani. "La Cina e gli Stati Uniti - recita il comunicato - sono impegnati in politiche di innovazione compatibili con i principi forti della non discriminazione, della protezione dei diritti intellettuali, della libera concorrenza dei mercati e della non interferenza dei governi nei trasferimenti di tecnologia". Eppure, dietro a queste parole e probabilmente all'annuncio di nuove misure di interscambio, magari tramite l'aumento del numero di visti concessi agli studenti americani in Cina e viceversa, sui grandi dossier le divergenze restano in tutta la loro forza. Il primo terreno di contesa e' ancora una volta quello cruciale dell'apprezzamento dello yuan rispetto al dollaro. Washington insiste per un rapido apprezzamento della divisa cinese di fatto nuovamente ferma a un tasso di scambio fisso rispetto al dollaro mentre Pechino intende dare il via a questa manovra quando lo riterra' opportuno e sicuramente non secondo la tempistica Usa. Una posizione talmente irremovibile che lo stesso Geithner, in un'intervista a Fox. Business News, ha dichiarato a margine dei colloqui che la "Cina sa bene quanto sia importante per noi la questione dello yuan" ma ha riconosciuto che "spetta alla Cina decidere come e quando intervenire sulla divisa". Se Washington dunque continua, sebbene con un maggiore realismo di fondo, il suo pressing sulla questione valutaria, da parte sua Pechino e' irritata dalla chiusura di Washington alla possibilita' di permettere la vendita alla Cina di prodotti e tecnologie di punta come sottolineato questa mattina dal Quotidiano del Popolo in un editoriale. "Vi e' un profondo sentimento di sfiducia fra il popolo cinese nei confronti dell'America" scrive il quotidiano secondo cui gli Stati Uniti devono "mostrare concretamente la loro sincerita' nei confronti del popolo cinese". Un altro dossier su cui non si stanno registrando progressi e' quello della Corea del Nord. Mentre gli Stati Uniti hanno annunciato pubblicamente di essere a fianco dell'esercito della Corea del Sud, la Cina ha reagito alla crisi provocata dall'affondamento di una vedetta di Seul da parte di Pyongyang con un generico invito alla prudenza e al dialogo senza distinguere tra aggressore e aggredito. Una posizione che non soddisfa la Clinton che e' tornata a incalzare la controparte nel suo discorso di chiusura. "L'anno scorso abbiamo lavorato per passare e applicare una risoluzione del consiglio di sicurezza dell'Onu sulla scia dei test nucleari della Corea del Nord - ha detto il segretario di Stato - Ora dobbiamo lavorare insieme per affrontare la grave sfida posta dall'affondamento di una nave della Corea del sud. Nessuno ha piu' a cuore la pace e la stabilita' di questa regione dei cinesi e noi sappiamo che questa e' una responsabilita'condivisa e nei giorni prossimi lavoreremo a stretto contatto con la comunita' internazionale e con i nostri colleghi cinesi per definire una risposta efficace ed appropriata".